Covid, la morte non è uguale per tutti

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Il famoso Toto’, in una poesia scritta nel ’64, diceva che la morte livellale disparità tra persone di estrazione diversa.  Così, “il nobile marchese signore di Rovigo e di Belluno “, come “Esposito Gennaro – netturbino”, alla fine tornano ad essere uguali, perchè  “‘A morte ‘o ssaje ched”e?…è una livella”. (La morte lo sai, è una livella).    

Non è così la morte per Covid-19. La pandemia ha fatto emergere in molte parti del mondo grandi disparità, che si traducono in esiti drammaticamente diversi. 

Nel Brasile di Bolsonaro molti ospedali hanno esaurito le riserve di ossigeno, e nelle regioni più remote, più di tutte in Amazzonia, il difficile accesso alle cure sta sostenendo una vera e propria catastrofe umanitaria. In alcune zone del Messico gli ospedali pubblici non hanno più ricettività, e chi può permetterselo corre ad accaparrarsi, se ancora disponibile, un posto letto nelle strutture private. Paesi del Centro e Sud America, dove la risposta al Covid è quella di scavare fosse comuni.

Sono le realtà marginalizzate a pagare il prezzo più alto in termini di vite perse, per evidenti ragioni. La scarsità di posti letto di ospedale, insufficienti rispetto agli abitanti di vaste aree metropolitane. Megalopoli come Città del Messico, San Paolo o Rio, circondate per chilometri da un anello di favelas dove è incerto il controllo di chi nasce e di chi muore. L’affollamento in ambito familiare, con persone che convivono in pochi metri quadrati e in condizioni igieniche che facilitano la trasmissione del virus. 

Il Covid-19 colpisce più facilmente chi svolge mansioni essenziali per la sopravvivenza della società, e che non prevedono lo smart working, privilegio delle realtà e dei mestieri più evoluti. Inoltre, sottoccupazione o disoccupazione, in molti sistemi sanitari, non consentono di avere una adeguata copertura assicurativa limitando così l’accesso alle cure. 

Gli Stati Uniti sono invece l’esempio di un Paese moderno e ricco, che investe in sanità più del 17% del prodotto interno lordo, contro l’11.9% della Svizzera, il 9.8% della media europea, e l’8.8% dell’Italia, e che vanta riconosciute eccellenze nel campo della medicina. Eppure, all’interno di una società molto articolata, il Covid-19 ha fatto emergere gravi disparità tra comunità diverse per etnia, condizioni socioeconomiche e lavorative, con esiti purtroppo diversi tra chi ha contratto il virus.

Il Center for Diseases Control (CDC) di Atlanta, il principale istituto per il controllo dello stato di salute del Paese, ha reso pubblici dati inquietanti.

Con riferimento all’intera popolazione, quella di origine asiatica ha una incidenza di malattia inferiore, dati di ospedalizzazione e mortalità da Covid sovrapponibili alla media. Al contrario, le comunità di colore, quelle ispaniche e i nativi americani dell’Alaska presentano un’incidenza della malattia doppia, un tasso di ospedalizzazione quadruplo, e purtroppo la loro mortalità è di tre volte superiore alla media nazionale. Per i nativi americani si sono addirittura mobilitati i Medicin Sans frontiere, mettendo a disposizione strutture sanitarie di emergenza, come avviene a sostegno dei Paesi più poveri.  

Numerose minoranze marginalizzate e di immigrati vivono in povertà e in situazioni che impediscono il distanziamento sociale, soffrono di patologie coesistenti che aggravano l’esito della malattia. Sono tenute a sostenere lavori essenziali, che non possono essere interrotti e che non possono essere svolti da remoto. Scrive il New York Times che le comunità di colore o ispaniche hanno a disposizione un più basso numero di posti letto di ospedale. A New York, la presenza di ospedali in Manhattan, rapportata alla popolazione residente, è di gran lunga superiore rispetto a Brooklyn, Bronx o Queens. Qui la possibilità di accesso a un posto letto è di quattro – cinque volte inferiore, e gli ospedali “di comunità” soffrono per carenze di personale, obsolescenza delle apparecchiature e difficoltà di approvvigionamento di dispositivi e farmaci ad alto costo. Nella malattia da Covid la bassa qualità delle cure porta a un tasso di mortalità fino a tre volte superiore rispetto a quello che si registrata negli ospedali meglio finanziati e dotati in Manhattan. 

Nel 2012 erano circa 45.6 milioni gli americani privi di copertura sanitaria, cifra che durante la presidenza Obama, grazie al cosiddetto “Obamacare”, era scesa in maniera consistente, per poi risalire durante il quadriennio Trump. Nel 2019 i soggetti non assicurati erano 29.6 milioni, e in epoca pre-Covid a questa condizione si attribuivano da 30 a 90 mila decessi per anno. Nel 2020 il virus ha colpito milioni di persone prive di assicurazione (uninsured) o sotto-assicurate (underinsured), e il lockdown ha lasciato senza lavoro e senza copertura sanitaria altri 5.4 milioni di americani.

Joe Biden ha ereditato un Paese profondamente diviso e dovrà lavorare duramente se vorrà livellare tante disparità. Leggo sul prestigioso settimanale medico JAMA (Journal of American Medical Association)

“Le organizzazioni sanitarie devono riconoscere e apprezzare che gli African Americans, attraverso la schiavitù, hanno costruito questo Paese. I Nativi Americani, nonostante siano stati espropriati delle loro terre, della loro lingua e della loro cultura, hanno dato uno straordinario contributo alla nostra libertà. I Latinoamericani, il gruppo in maggiore espansione negli Stati Uniti, rappresentano una forza lavoro vitale per ogni aspetto della nostra economia”.

Shirley Chisholm (1924 – 2005), la prima donna di colore eletta al Congresso, ha pronunciato queste parole tuttora attuali: 

“La maggior parte degli Americani non ha mai realizzato la mancanza di istruzione, il degrado, la fame, la malattia, la povertà patiti da tanti altri Americani…Adesso lo abbiamo visto, e dobbiamo agire”.  We have now seen it, and we must act.  

Per parte nostra, continuiamo nell’impegno di fronteggiare il virus che sta colpendo duramente Italia e Svizzera, Lombardia e Canton Ticino. Fortunatamente  basandoci su un sistema sanitario pubblico di carattere “universalistico” (in Italia, a più basso costo) o su un sistema che combina liberalismo e solidarietà (in Svizzera, a più alto costo), in grado entrambi di garantire il diritto alle cure per tutti gli individui. Potendo vantare risultati e indicatori di salute tra i migliori al mondo. 

Almeno in epoca pre-Covid. Quanto sta accadendo da noi in corso di pandemia e gli esempi di nazioni o regioni messe in ginocchio dal Covid-19, devono far riflettere su quanto le scelte di politica sanitaria, una buona o cattiva gestione del sistema, impattino adesso più che mai sulle nostre vite.

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