Eclatante: un “cold case” su Dante

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Sperello di Serego Alighieri (è conte e si chiama davvero così) lavora come astrofisico presso l’Osservatorio di Arceteri e si occupa proficuamente di cosmologia e di galassie  nonchè di meteore erranti e di buchi neri sboccianti.

Rappresentante della diciannovesima generazione del Sommo Poeta, ama moltissimo anche gli avventurosi viaggi in moto, da Perugia a Pechino o da Guayaquil ad Antofagasta, carburando quanto basta.

Ma in questi giorni Sperello di Serego Alighieri, il cui nome sembra sbucato da una delle più divertenti novelle di Messer Boccaccio, ha subito una sorta di folgorazione sulla via della sua discendenza: dalle perlustrazioni al telescopio alla valutazione della apertura di un clamoroso  Cold Case a scoppio super ritardato, il passo è stato davvero breve.

“Sono stati processi politici e le pene d’esilio e di morte inflitte a Dante, mio carissimo avo, sono profondamente ingiuste e oltretutto mai cancellate, come accaduto con Galileo Galilei . E dunque, se le leggi ce lo consentiranno, chiederemo una sacrosanta revisione delle sentenze”.

A supportare la tesi dell’intraprendente  discendente dell’incommensurabile Alighieri è stato uno degli studi penalistici meglio attrezzati di Firenze, con la decisa e incisiva presa di posizione di un eminente avvocato , docente di diritto processuale penale che così si espresso, a toga già indossata: ” La riesumazione di un salvifico riprocesso a Dante non è affatto una sterile utopia”.

Nonostante i sette secoli trascorsi lascerebbero intuire uno spiccato sentimento di giurisprudenza prescrittiva, la stentorea affermazione del leguleio troverebbe conforto negli articoli 629,630 e 632 del codice penale il cui dispositivo recita, a chiare lettere, che è suscettibile di revisione qualsiasi sentenza passata in giudicato, nel caso vengano fornite nuove consistenti prove atte a rivendicare l’innocenza del condannato.

Ed ecco decollare una delle riaperture più clamorose di Cold Case, alla facciaccia di tutte le sceneggiature più fantasiose delle tante serie televisive gettonate.

E’ già stata istituita una Task Force di alti magistrati, di storici, di giuristi e di linguisti per soppesare e sviscerare le mille problematiche degli aspetti giuridici legati allo stravagante ripescaggio dibattimentale.

Dante Alighieri fu condannato nel 1302 per mano del podestà di Firenze, Cante De Gabrielli da Gubbio: ma ora lievita il dubbio.

Cante  è quasi predestinato a infilarsi, con una manciata di secoli tardivi, in qualche Canto della Divina Commedia: magari in un girone non particolarmente distante dai quartieri del Conte Ugolino, condannato ad addentare bestialmente il cranio del compagno di pena, l’arcivescovo Ruggieri.

La data della prima udienza è stata fissata per il prossimo 21 maggio: forza e coraggio che la Giustizia è di passaggio.

Scantona, riappare, transita e ripalpita : non sono poi granché sette secoli, se si calcola la velocità e lo snello incalzare dei processi contemporanei. 

E se sugli sconfinati accumuli di faldoni regna la notte più buia e più fonda, Dante torna a confortarci indicandoci la via: ” Quindi uscimmo a riveder le stelle”

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