Faido, museo sì o no?

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Una mozione firmata da ventisette deputati chiede al Consiglio di Stato di ritornare sulla decisione che due anni fa portò il governo a scegliere Locarno e l’Istituto Santa Caterina come nuova sede del Museo cantonale di scienze naturali. Una decisione che non mancò di stupire soprattutto perché i nomi delle candidature alternative, giunte da varie località del Ticino, a causa di quella scelta furono spazzate via con un semplice colpo di spugna. Si disse che lo stabile a due passi dalla Piazza Grande era il più adatto ed essendo già di proprietà del cantone avrebbe reso l’operazione meno gravosa dal punto di vista finanziario.

Eppure Faido e il comitato promotore della candidatura del capoluogo del distretto di Leventina, nel frattempo, non si sono né rassegnati e neppure dati per vinti. Tant’è che sono puntualmente tornati alla carica sollevando una questione che va ben oltre la vicenda in sé. Da anni ormai la Leventina è in cerca di una nuova identità. Di un progetto strategico che ridia smalto e vitalità a una regione che con la chiusura della Monteforno prima e il Tunnel di base del Gottardo si è vista sempre di più messa ai margini, con il conseguente e inevitabile spopolamento. Dunque come promuovere la rivitalizzazione dell’intera valle?

Al momento le ipotesi di lavoro sono più d’una, ma per il comitato che punta ad avere il Museo di scienze naturali a Faido, la chiave di volta è una sola. Si chiama semplicemente cultura. Se c’è una cosa che la pandemia ci ha insegnato è che i modelli e gli stili di vita fin qui portati avanti, soprattutto dalle società occidentali, sono ormai da ripensare perché globalmente insostenibili. Il voler accentrare, densificare ed estendere l’urbanizzazione non porta a una migliore qualità di vita, né per noi e neppure per l’ambiente che ci circonda. La svolta sta nella capacità di cogliere tutto ciò, ma soprattutto nel saper fare scelte coraggiose e lungimiranti che possano in qualche modo invertire la rotta, rendendo l’attività umana meno devastante.  

Tornando alla questione che vede contrapposto Davide a Golia, Faido al gigante Locarno, ciò che è innegabile è che il Locarnese “ha già ricevuto e sta ricevendo molti milioni: contributi al Festival del cinema, Palacinema, aiuti alla struttura e alle manifestazioni del Monte Verità, acquisto Isole di Brissago e Cinema GranRex fra l’altro con soldi in origine destinati a iniziative a favore delle regioni discoste”, così come fa notare il comitato che sostiene la candidatura di Faido. Una candidatura che mette sul piatto due edifici del passato, gli ex hotel Suisse e Milano con le loro sale da ricevimento, laboratori artigianali e appartamenti, ma soprattutto la vicinanza con un territorio significativo dal punto di vista paesaggistico, della flora e della fauna. Argomenti di certo non meno validi di quelli dell’ex convento locarnese. E quindi la scelta sarà, ancora una volta, soltanto squisitamente politica.

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