Gianrico Carofiglio: Penelope e la sua disciplina

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Gianrico Carofiglio: un esercizio di bella scrittura, due o tre presenze televisive, ed è subito… successo.

Gianrico Carofiglio: basta il nome ed è immediato primo posto nelle classifiche di vendita. Cambiano impianti narrativi (dal noir al legal thriller, dal breviario di politica al giallo) e mutano le case editrici (a memoria: Sellerio, Rizzoli, Feltrinelli, Stile Libero e… Mondadori), ma il risultato resta uguale: la vetta nelle graduatorie. Va ammesso: la sua scrittura è bella e persuasiva, il lettore si sente subito avvinghiato dai suoi sentieri espositivi. Questione di lucidità espressiva: frasi raramente complicate e argomentazione sempre ineccepibile, poi il ritmo, i personaggi e la “location”. E se qualche ingrediente dei citati latita un po’ fa niente, basta abbondare con un altro, il risultato rimane identico. In poche parole: lui sa come si fa.

In questo inizio 2021 lo scrittore barese arriva nelle librerie con un titolo dalle due evidenti novità. L’approdo ad una delle collane più famose d’Italia (la mitica “Il giallo Mondadori”, inaugurata da Andrea Camilleri ma poi sottoscritta da Lucarelli, De Cataldo, Lansdale… ) e, soprattutto, con i vestiti di un nuovo protagonista. Addirittura una donna. Che si esprime in prima persona: Penelope, un’ex magistrata ritiratasi a causa di un qualcosa di poco chiaro accaduto anni prima. Ora vivacchia, facendo palestra, concedendosi il giusto tocco di femminismo (la sua entrata in scena è da reduce di una notte di passione) e mantenendo la mente accesa con l’osservazione delle piccole grandi cose della vita. Dettagli insignificanti, nell’apparenza, ma giusti per alimentare quel po’ di mistero che fa da aureola alla protagonista. Non è la prima volta che uno scrittore maschio assume il punto di vista di una donna (citiamone tre: Maurizio De Giovanni, Gian Mauro Costa e Michael Connnelly), anzi si può  ben dire che questa sia una chiara tendenza. Ovviamente anche dettata dal fatto che il popolo dei lettori sia costituito in grande maggioranza dal genere femminile ma, va bene così.

“La disciplina di Penelope” risponde a tutti i requisiti sopra citati ed è un giallo che scorre via veloce, anzi velocissimo. Però… però sembra solo un tranquillo esercizio di routine. La trama è esile: il caso, un cold-case, non è complicato e basta un banale indizio, estemporaneo oltretutto, e la soluzione è servita. Il lettore non si deve scervellare in ipotesi e contro-ipotesi: il caso è chiuso, quasi prima di cominciare. Eppoi … lui, Carofiglio, insiste più del normale nelle sue riflessioni-spiegazioni: 

Conoscevo il metodo, lo schema. Tante volte avevo fatto la sessa cosa, proprio nello stesso modo, secondo la stessa sequenza: poche cose fanno saltare i nervi , quando sei arrabbiato, come sentirti dire che dovresti stare calmo“. 

O ancora: “Comportarsi come faceva la vittima di un omicidio non ha un senso apparente. Ma a volte favorisce la concentrazione, a volte suggerisce qualche idea, qualcosa che ti aiuta a capire cosa è successo“. 

Certo il personaggio mantiene un suo fascino: la sua altalena interiore (durissima e fragile, pronta alla rabbia come all’indulgenza) è davvero notevole. Ma l’ambientazione, si fa per dire perché si tratta di uno sfondo, non lascia grandi strascichi. Siamo a Milano ma potrebbe anche essere Torino, o Parigi, Como. Un po’ poco per 185 pagine che vanno via in un amen. Un po’ poco per 16,50 euro, diciamolo. E buon per Carofiglio il successo riscosso. Dovuto anche, ammettiamolo, al suo appeal televisivo: nei giorni successivi la pubblicazione lo si è visto nei “salotti” più prestigiosi (dalla Gruber, da Garamellini, Fazio eccc… ecc… ). Le cose vanno anche così. 

“La disciplina di Penelope”, di Gianrico Carofiglio, 2021, tr. ed. Mondadori, 2021, pag.185, Euro: 16,50. 

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