Gli angeli della discarica

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Venerdì scorso un branco di cani randagi ha sbranato un bambino di 8 anni a Zarch, vicino a Yazd, centro sud dell’Iran, in un sito per la raccolta dei rifiuti. Solo una settimana prima era successa la stessa cosa a due fratellini di otto e undici anni, a Meybod, provincia di Yazd, aggrediti da una dozzina di cani; mentre il fratello più grande era riuscito a fuggire, il piccolo venne attaccato e divorato. I resti del corpicino verranno ritrovati dopo 14 ore, tra i rifiuti.

Entrambi i siti di pattume si trovano vicino a macelli e allevamenti di pollame; le carcasse abbandonate richiamano animali selvatici che vi si insediano.

Verso la metà di febbraio, una bimba di 6 anni, di origine afgana venne azzannata da un cane a Rafsanjan, provincia di Kerman; a causa delle gravi lesioni riportate al collo, morì dopo 10 ore in terapia intensiva in ospedale.

Fatti simili, con risvolti tragici, accadono regolarmente già dal 2018, soprattutto tra i bambini costretti a scavare tra i rifiuti alla ricerca di oggetti riciclabili o addirittura rivendibili. 

Le famiglie degli “angeli della discarica” provengono da Zahedan, capoluogo del Sistan Baluchistan, e vivono in estrema povertà, motivo per cui i loro bambini sono obbligati a lavorare già dall’età di 6-7 anni. Vivono ai margini di un enorme ammasso di rifiuti, luogo insalubre, ma unica forma di sostentamento per le famiglie di questi bambini, attraverso il riciclo degli oggetti trovati.

La discarica è un ambiente orribile, nessuna persona dovrebbe nemmeno avvicinarsi a uno spazio con alti livelli di contaminazione; questi siti dove vengono scaraventate anche carcasse di animali, sono abitati da avvoltoi, cani randagi e animali selvatici di ogni genere, attirati dai resti organici presenti.

Nel giugno 2018 l’agenzia di stampa governativa, ILNA, aveva diffuso l’intervista di un insegnante a Yazd che denunciava il reclutamento di ragazzi e bambini da parte di appaltatori del Consiglio cittadino, interessati unicamente a massimizzare i loro profitti: “I bambini lavoratori spendono i loro giorni e le loro notti in pericolose discariche di rifiuti e sono soggetti ad ogni tipo di patologie, a un grave rischio sociale e ad attacchi di animali selvatici.”

La stessa agenzia ILNA riportava la seguente dichiarazione di Elham Eftekhari, membro del consiglio della città di Tehran: “Le società appaltatrici ingaggiano i bambini perché pagati 70% in meno di un lavoratore legale (adulto); questi bambini assegnati alla gestione di rifiuti, affrontano un rischio igienico, mentale, fisico e di abusi sessuali”.

La riduzione della povertà infantile nella Repubblica Islamica dell’Iran, deve essere prioritaria; un monitoraggio regolare della povertà infantile, nonché solide politiche finanziarie pubbliche, sono importanti per ideare un sistema di protezione sociale che risponda ai bisogni dei bambini iraniani.

Il lavoro minorile è una drammatica realtà; oltre 150 milioni di bambini nel mondo lavorano per contribuire al reddito familiare. È una questione legata alla povertà e alle molteplicità delle sue cause e alla complessità di risoluzioni del problema.

Non c’è nulla di male se i bambini aiutano i genitori, anzi assumersi determinate responsabilità può giovare al loro sviluppo.

Le attività svolte dai minori devono tuttavia essere commisurate all’età e non devono esporre a pericoli né sfociare nello sfruttamento, né pregiudicarne lo sviluppo fisico, mentale e l’istruzione, altrimenti sarebbe una violenza alla Convenzione sui Diritti dell’Infanzia.

Sa’di (1210 – 1290) poeta persiano che, in modo delicato chiede di abbattere tutte le barriere tra gli esseri umani, scrive:

I figli di Adamo son parti di un unico corpo,

ché dalla stessa gemma son creati.

Non appena afflitto dalla sorte un sol membro,

d’inquietudine soffrirà l’intero corpo.

Chi incurante passa sul dolore altrui,

l’uomo chiamarlo in debito sarà.

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