Il fact checker delle bugie di Trump

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Ormai è più di una settimana che l’ex presidente Usa ci ha lasciati e già ci manca. Ricordare quello che ha fatto e come lo ha fatto è però un dovere stoico e storico. Eccoci allora ad affrontare la marea di bugie propinataci in quattro anni. 

Il Fact Checker è una sorta di contatore che gira e rigira, registrando fedelmente l’accumulo effettivo delle verità o delle menzogne, attraverso uno scrupoloso e oggettivo esame delle affermazioni inserite in un testo o in un discorso, comunque in un contesto reso pubblico. 

Si è fermato, alla fine del mandato, dopo avere registrato e vidimato 30573  bugie, o asserzioni fasulle, se preferite: questo è il verdetto del database del Washington Post, istituito come lungimirante progetto per misurare e soppesare la credibilità di Donald Trump, dapprima nei suoi primi 100 giorni di presidenza, e in seguito a oltranza, vista la ridondante abbondanza di inquietanti riscontri contaminati da falsità, manipolazioni, gioiose palle e divagazioni fasulle.

Beh, a dire il vero pare veramente considerevole il risultato raggiunto dal presidente uscente: e se a Pinocchio, maestro delle frottole più fantasiose e creative, si allungava il naso nelle mille contingenze delle panzane, al tycoon si irrigidiva presumibilmente il ciuffo, già impomatato di suo, ben oltre i parametri consentiti dal manuale del supporto pilifero.

Quasi il 50% delle non verità è stato canalizzato nella gestione delle comunicazioni dell’ultimo anno, poco prima e certamente subito dopo le elezioni del 3 novembre, ma il meglio è certo stato accumulato negli infiniti spazi della tematica delle presunte “frodi elettorali”. 

Il Fact Checker ha rallentato il suo forsennato ritmo di verifiche allorquando Donald ha contratto il Covid 19, presto debellato e subito esorcizzato con un surreale giretto su una autorevole auto , a salutare la folla, mentre gli agenti stipati nell’abitacolo si strizzavano gli attributi, fra latitanze di mascherine ed emissioni di particelle sboccianti dalle vie respiratorie di colui chi esultava.

La poderosa antologia contenente le 30573 ingannevoli esternazioni di Donald occuperà una emblematica collocazione sullo scaffale della storia degli Stati Uniti.

A futura memoria , con una infinità di segnacci blu e rossi tracciati con la matita dalla punta che evidenzia le guasconate.

A caso , per impepare il breve pezzo, andrei a pescare questa perla: ” Trump ha firmato il grande disegno di legge sulla protezione e la conservazione delle aree naturali destinando 375.000 acri a terra protetta.”

Inserendo questo comunicato negli ingranaggi della macchina della verità emergono alcune significative rettifiche : Donald ha rimosso 2 milioni di acri nello Utah ed è responsabile della più portentosa depauperazione delle terre protette nella storia USA.

Non quadra il dato degli acri, acridenti.

E nella constatazione, badate bene, non c’è un filo di acrimonia.

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