Il Mattino vi prende per il c…odino

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Ultimamente sembrano aumentare i casi d’avvelenamento di animali domestici tramite bocconi avvelenati. Il Mattino della Domenica affronta la questione con grande professionalità, peccato che lo fa copiando di sana pianta.

Diversi casi sono stati segnalati nel Luganese, nel Mendrisiotto, nel Bellinzonese. Parlare di patologie in questi casi, non è fuorviante. Persone che indulgono nella violenza verso gli animali, spesso nascondono profonde ferite. Ne parla il Mattino nella sua ultima edizione, in un articolo di Mauro Botti, caporedattore (e redattore unico) citando la psicoterapeuta Eleonora Brecht.

Che maltrattare gli animali sia un comportamento deviato, che può sfociare in rabbia verso la propria specie, lo sappiamo da tempo immemore. Scriveva già San Tommaso d’Aquino (1225-1274) nel tredicesimo secolo: “Non si deve mai usare violenza verso gli animali poiché è altamente probabile che si diventi crudeli anche nei confronti degli esseri umani.”

Tutto bello e tutto giusto, quotiamo in toto, sia le dichiarazioni di San Tommaso, sia quelle della dottoressa Brecht sul Mattino. Peccato però che la dottoressa non risulti iscritta all’Ordine dei Medici del Canton Ticino e non trova riscontri nemmeno su internet. Sarebbe bello sapere dove l’ha pescata Mauro Botti, magari gliel’ha consigliata Lorenzo Quadri. Certo potrebbe esistere e noi non siamo riusciti a trovarla, ma ne dubitiamo seriamente. Oltretutto, la fantomatica dottoressa Brecht,  non dichiara un bel nulla, visto che quello che scrive è copiato bellamente dal testo di un articolo della Stampa del 23 settembre 2019, in seguito a degli avvelenamenti di cani nel Genovese. 

Allora a parlare era la dottoressa  Valentina Ravecca, psicoterapeuta nel centro anti violenza di Chiavari. 

Per farvi capire meglio, confrontiamo le interviste:

Eleonora Brecht, Mattino della domenica: 

“Spesso sono atti rivolti a colpire un altro soggetto. Il cane diventa un tramite. Chi agisce lo fa per una sorta di vendetta trasversale. L’obiettivo finale è spostato: si vuole fare del male non all’animale in quanto tale ma al suo umano di riferimento”

Valentina Ravecca, La Stampa: 

«Spesso sono atti rivolti a colpire un altro soggetto. Il cane diventa un tramite. Chi agisce lo fa per una sorta di vendetta trasversale. L’obiettivo finale è spostato: si vuole fare del male non all’animale in quanto tale ma al suo umano di riferimento»

Elonora Brecht,  Mattino della Domenica: 

Altra ipotesi è anche quella di una “ vendetta sociale”, una sorta di rivendicazione contro la comunità che “contribuisce alla sporcizia delle città” e anche contro le istituzioni “ che sono giudicate inefficienti nelle misure punitive nei confronti di chi non rispetta le leggi”. L’avvelenatore così indossa i panni di un giustiziere:

“Un profilo così, ipotizza un pensiero di questo tipo: elimino i cani perché faccio del bene alla società, ci sono io che risolvo il problema alla radice”.

Valentina Ravecca, La Stampa: 

Altra ipotesi è anche quella di una “vendetta sociale”, una sorta di rivendicazione contro la comunità che «contribuisce alla sporcizia delle città» e anche contro le istituzioni «che sono giudicate inefficienti nelle misure puntive nei confronti di chi non rispetta le leggi». L’avvelenatore così indossa i panni di un “giustiziere”: «Un profilo così ipotizza un pensiero di questo tipo: “elimino i cani perché faccio del bene alla società, ci sono io che risolvo il problema alla radice”».

Eleonora Brecht, Mattino della Domenica:

 Si tratta di un “nucleo psicotico attivo” che porta, dunque, “o a un comportamento antisociale nel caso di vendetta trasversale o di ossessione delirante”. E dietro un comportamento violento c’è una persona che ha un vissuto complicato: “La sua storia racconta, probabilmente, di esperienze molto traumatiche. Chi fa del male agli animali ha alle spalle situazioni di violenza vissute in famiglia. Non c’è un cluster diagnostico di riferimento che spieghi ma ci sono delle predisposizioni: infanzia e adolescenza sono periodi in cui il maltrattamento sugli animali avviene maggiormente da parte di soggetti che hanno vissuto in ambienti in cui o hanno assistito a violenza su persone e animali o l’hanno subita”. E sfogare la rabbia, la frustrazione su una specie diversa è “più facile – continua la psicologa -. Si tratta di individui indifesi e anche dal punto di vista legislativo questo tipo di reati spesso rimangono impuniti”.

Valentina Ravecca, La Stampa: 

Si tratta di un «nucleo psicotico attivo» che porta, dunque, «o a un comportamento antisociale nel caso di vendetta trasversale o di ossessione delirante nella seconda fattispecie». E dietro un comportamento violento c’è una persona che ha un vissuto complicato: «La sua storia racconta, probabilmente, di esperienze molto traumatiche. Chi fa del male agli animali ha alle spalle situazioni di violenza vissute in famiglia. Non c’è un cluster diagnostico di riferimento che spieghi ma ci sono delle predisposizioni: infanzia e adolescenza sono periodi in cui il maltrattamento sugli animali avviene maggiormente da parte di soggetti che hanno vissuto in ambienti in cui o hanno assistito a violenza su persone e animali o l’hanno subita». E sfogare la rabbia, la frustrazione su una specie diversa è «più facile – continua la psicologa – Si tratta di individui indifesi e anche dal punto di vista legislativo questo tipo di reati spesso rimangono impuniti».

E via così, ci fermiamo perché potremmo pratcamente spiattellarvi l’intero articolo, fatto passare per vero e che invece è una copia carbone di quello de La Stampa. Un copia e incolla impietoso, roba che in prima elementare la maestra ti tirava le dita gonfie come salsicce col righello. 

Ora, delle due: o la signora Brecht, che in seguito alle nostre ricerche risulta pesantemente latitante sia nell’ambito medico che in quello del mondo reale, è una furbona che copia testi di sue colleghe spacciandoli per suoi, oppure chi scrive il Mattino, propina ai suoi lettori, anche a chi ama gli animali, polpettoni copiati bellamente senza fare nessuna ricerca né intervista e senza in realtà approfondire realmente il tema.

Se cercavate un modo di fare giornalismo a buon mercato, eccovi serviti. Attendiamo il prossimo articolo a firma dei dottori Frankenstein o Jeckyll, almeno loro sono esistiti (anche se solo nella letteratura e nel cinema). In quanto ai lettori del Mattino e dei portalini amici, se volete continuare a farvi prendere per il naso accomodatevi, questo è un paese libero.

Ah, mi scordavo, un appello a Lorenzo Quadri, direttore del Mattino: o il tuo giornalista ti sta prendendo per il c…odino, oppure ne eri al corrente. Scegli tu che versione dare. In allegato il link a “La Stampa”, in modo che possiate verificare personalmente.

https://www.lastampa.it/la-zampa/cani/2019/09/23/news/la-psicopatologia-degli-avvelenatori-di-cani-ecco-qual-e-il-profilo-di-chi-dissemina-trappole-killer-in-giro-per-genova-1.37497896

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