Il Ticino nel dramma di Lipa

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È il campo di Lipa, in Bosnia Erzegovina che li accoglie, in una vecchia fabbrica di frigoriferi in disuso. Intorno le reti metalliche, il filo spinato, a terra un tappeto di neve a ricordare il gelo che sale dal basso e ferma i cuori.

Il campo, come molti sanno, è andato a fuoco a fine dicembre. E se è possibile bruciare la miseria, e ciò che di più triste esiste al mondo beh…quel giorno è bruciata e ai profughi non sono rimaste nemmeno le lacrime, congelate nell’inverno bosniaco.

C’è un paradosso amaro in tutta questa storia, ed è nel rimpallo tra autorità europee, bosniache e segretariato della migrazione. Infatti, a Bhiac, nella parte nord occidentale della Bosnia, c’era il campo di Bira, già attrezzato. Uno stabile, che per rimanere in tema, era una fabbrica fallita di elettrodomestici. 

Ma tutto il mondo è paese, e le autorità di Bhiac avevano sfrattato i profughi da Bira perché malvoluti in città, preferendoli lontani e in campagna.  Ecco perché l’infamità di Lipa, dove in seguito non vennero attaccate nemmeno elettricità e altri servizi. Ad oggi, Lipa è un nulla disteso nel vuoto delle campagne bosniache, già spopolate dalla guerra in Jugoslavia di 30 anni fa. La commissaria europea agli affari interni, Ylva Johannsson ha dichiarato: “La struttura di Bira è stata illegalmente svuotata dalle autorità locali in settembre, (…) è frustrante dover montare tende e rifugi temporanei quando abbiamo una struttura vuota e perfettamente equipaggiata a 30 chilometri di distanza”

Un centro che è costato peraltro 3,5 milioni di euro alla comunità europea. Il dramma è anche legato alla continua tensione etnica tra cantoni bosniaci, leggiamo da Euronews: “Serbi e croati si rifiutano di ospitare i migranti nei loro comuni, lasciando l’incombenza dell’accoglienza ai bosgnacchi. Musulmani, come tanti dei migranti in transito in Bosnia.

Non solo: ognuno dei 10 cantoni della federazione croato-musulmana ha il potere di prendere decisioni autonome in materia e ogni tentativo di Sarajevo di ricollocare i migranti viene spento sul nascere.

Un esempio lampante lo si è avuto poco dopo l’incendio che ha distrutto parte del campo di Lipa, il 23 dicembre scorso. Il tentativo di trasferire i migranti in autobus nella città di Bradina, a 320 km di distanza, nel cantone di Neretva, è stato stroncato dalle autorità del cantone di destinazione. I migranti sono rimasti intrappolati su 19 autobus per più di 24 ore.

Il politico nazionalista Milorad Dodik – uno degli attuali presidenti della Bosnia-Erzegovina, insieme al croato-bosniaco Željko Komšić e al bosgnacco Šefik Džaferović – continua a ripetere che non permetterà mai la presenza di centri di accoglienza per migranti sul territorio governato dai serbi di Bosnia, la Republika Srpska.”

A fare da contraltare alle autorità del luogo però, è stata la comunità bosniaca ticinese, che si è attivata con grande energia per dare una mano ai profughi, che peraltro non sono nemmeno bosniaci, ma vengono da diversi paesi. In uno slancio di solidarietà e coinvolgendo numerosi ticinesi, si stanno approntando convogli che portino ai profughi beni di prima necessità, abiti e coperte. A Lipa infatti manca di tutto, al punto che molti profughi hanno ai pedi, in mezzo alla neve, solo ciabatte o infradito. Facciamo nostro l’appello di “Humanitarno Drustvo Bosanaca Ticino”, e se anche i nostri lettori vorranno dare una mano, saranno sicuramente bene accetti:

INDUMENTI INVERNALI SOLO VESTIARIO x UOMO:

– giacche a vento, maglioni, pantaloni, biancheria intima, calze invernali, cappelli, guanti, passamontagna, scarpe invernali, sacchi a pelo, coperte, zaini.

Gli indumenti offerti dovranno essere in buone condizioni, puliti e per la prudenza suggerita a causa del Covid, dovranno essere imbustati in confezioni trasparenti.

IGIENE: – sapone, spazzolini, dentifricio, fazzoletti, fazzoletti umidi, garze, disinfettanti.

ALIMENTI – alimenti a lunga conservazione, carne in scatola, tonno in scatola, legumi secchi e in scatola, cioccolato.

PARTECIPAZIONE AI COSTI DI TRASPORTO: offerta libera in denaro; verrà dettagliato e pubblicato con i nomi dei donatori.

Estremi del conto: 

Associazione culturale bosniaca Bosona Bellinzona 

IBAN- CH330900 0000 6507 74492 / CONTO- 65 77449 2

Per agevolare i controlli doganali è necessario elencare tutto il contenuto dei sacchetti o delle scatole. La raccolta verrà fatta fino a metà febbraio.Di seguito i luoghi e le persone di riferimento che potrete contattare prima di portare le vostre donazioni:

LUGANESE: PADIGLIONE CONZA ENTRATA B

Dal lu-ve

Dalle ore 9.00 alle 12.00

Dalle ore 14.00 alle 17.00

Sabato dalle 10.00 alle 17.00

Contatti:

  • 0788759668 Sefika
  • 0765549287 Zumy
  • 0764020291 Zemira
  • 076 233 95 55 Alma

BELLINZONESE: LOCHER A. SA Via alle Scuole, Riazzino.

  • 079 8167813 Edo
  • 0792289746 Sumeja

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