La generazione dei connessi disconnessi

Pubblicità

Di

In questi mesi di pandemia, ad aver accusato più di tutti il confinamento forzato, non ci sono solo gli anziani. Pur non essendo una categoria particolarmente a rischio dal punto di vista sanitario, i più i giovani hanno comunque accusato il colpo. Un durissimo colpo che l’emergenza Covid-19 ha loro inferto dal punto di vista psicologico. Con ricadute la cui reale portata scopriremo solo nei prossimi anni.

Gli adolescenti, ma più un generale tutti coloro che stanno ancora prendendo le misure con l’età adulta, si sono trovati spiazzati. Scippati di un anno (ma la pandemia continua) e della maggior parte di quelle occasioni di socializzazione che caratterizzano il nostro vivere nel mondo reale. Un mondo che, oggi come non mai, si contrappone a quello virtuale dove in molti hanno cercato riparo, trovandovi rifugio. 

Ma quanto è davvero un luogo sicuro, il mondo virtuale? E qual è l’effetto prodotto dall’uso massiccio dei social media sulla psiche dei più giovani? Innanzitutto va detto che ognuno di noi, essendo l’uomo un animale sociale, è soprattutto attraverso il rapporto reale con gli altri suoi simili che costruisce la propria identità. Nel mondo reale siamo confrontati con i limiti. Capiamo e impariamo fino a dove possiamo spingerci e dove no.

I social network invece non ci aiutano affatto a definire un limite. Al contrario li cancellano. Ci danno casomai la possibilità di avere più d’un’identità, di fare ciò nella vita reale non faremmo perché consci del rischio che stiamo correndo. Così i limiti tra virtuale e reale si confondono, vengono meno. Inoltre sul web, spesso e volentieri, s’innesca l’esigenza di visibilità. Un modo per affermare la propria presenza e chi siamo.

Un meccanismo che sfocia facilmente in un comportamento compulsivo. Un fenomeno che, intendiamoci bene, riguarda anche gli adulti. Passare il proprio tempo a contare i like ha un effetto di gratificazione emotiva che non va per nulla sottovalutato. C’è così chi sta male quando non vede il mi piace di una persona in particolare oppure di fronte a un commento negativo inaspettato o vissuto come ingiustificato. 

Con i social ci stiamo abituando a vivere le relazioni in maniera virtuale e non più nel reale. Il senso del limite, la sessualità, l’affettività, la capacità di mediare i conflitti e di vivere con gli altri, la costruzione di una propria identità passano attraverso relazioni hanno bisogno e s’imparano stando nel mondo reale. Il mondo virtuale è una bellissima invenzione, che ha aperto nuovi orizzonti a tutti noi. Ma per essere realmente connessi con gli altri è necessaria la realtà, non un suo surrogato. Le nuove tecnologie e internet in particolare non devono essere demonizzati, ma come ogni cosa vanno usate cum grano salis.

Nel frattempo vivere una vita virtuale in un mondo virtuale, magari anche a tre dimensioni sta diventando sempre più fattibile. Dopo il fenomeno “SecondLife”, il mondo virtuale per eccellenza, sono nate diverse piattaforme multiutente con le quali è possibile creare online il proprio avatar entrando così in contatto con una realtà fittizia a tutto tondo dove ciascuno gioca con un suo ruolo immaginario e dove, soprattutto, la grafica ha raggiunto livelli quasi realistici. Ma attenzione perché, almeno per il momento, la realtà è un’altra cosa.

Pubblicità

GAS è gratuito, perchè riteniamo fondamentale che il maggior numero di lettori possibile possa avere un’informazione alternativa rispetto alla stampa ufficiale.

Il nostro lavoro, tuttavia, comporta degli investimenti. Abbiamo scelto di non ricorrere alla pubblicità per non “sporcare” il sito con annunci pubblicitari, e mantenere la nostra indipendenza rispetto al mondo imprenditoriale ed economico. Ci sosteniamo solo tramite le adesioni dei nostri soci e le donazioni dei nostri lettori.

Se anche tu vuoi aiutarci ad andare avanti nel nostro lavoro di informazione indipendente e alternativa, puoi contribuire diventando socio di GAS oppure con una donazione libera. Grazie per il tuo supporto.

NO,GRAZIE!