Lara dei miracoli

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A questo punto è quasi meglio che Lara abbia mandato a quel paese il responsabile della pista di Crans-Montana, e la pista che di fatto l’ha lanciata con un primo e un secondo posto, antipasto dei mondiali: perché altrimenti, se non fosse per il suo caratteraccio, la dovremmo mettere sugli altari: Santa Lara delle nevi.

Invece è solo Lara dei miracoli, in senso tecnico-laico. Perché quello che ha fatto oggi è destinato a entrare nella storia dello sci, e non solo femminile: anzi, diciamola tutta: quello che ha fatto oggi può addirittura passare alla storia dello sport. Perché se non ha raggiunto la perfezione (quella dei Santi veri) ci è andata molto vicina, superando ostacoli che parevano insormontabili: quest’anno nel gigante aveva fatto molti progressi ma aveva solo sfiorato il podio.

Irriconoscibile in meglio comunque, rispetto alla scorse stagioni, quando sciava, come abbiamo già detto, appena meglio di una liceale di punta nelle gare scolastiche.

Gli ostacoli erano costituiti dalle porte disposte dall’italiano Magoni per Marta Bassino, la grande protagonista della stagione con quattro vittorie, arrivata stanca ai mondiali, vincitrice di un fantozziano “parallelo” solo grazie alla fortuna.

Intendiamoci: in modo assolutamente legale. Il primo tracciato era molto più aperto, le linea più simile a quella di un Supergigante che a quella di un Gigante. Magoni ha fatto “girare” molto di più, ha stretto il raggio, ha messo una porta diabolica in contropendenza per eliminare Michelle Gisin, come capita spesso troppo aggressiva: Michelle c’è cascata in pieno. Bisognava anticipare, non entrare diretti come i “ciucatun” del sabato sera in certe curve, come gli sciagurati piloti immortalati da scritte cubitali sui muri.

Naturalmente, partendo dopo, Lara era avvisata. Tuttavia, ne siamo certi, aveva già fiutato il trappolone. Passaggi “delicati” ce n’erano altri. Nessun problema per una testa che memorizza il tracciato nemmeno fosse un robot lanciato su un percorso digitale.

Lara, molto semplicemente, non ha sbagliato una curva, di qualsiasi genere, di qualsiasi raggio, piatta o in contropendenza, lenta o veloce.

Quando poi nel finale il percorso si è aperto, ha lasciato correre al punto giusto, giungendo però sempre “giusta” nei passaggi da un raggio ampio a uno più chiuso.

Non ha sbagliato nulla, questo è il punto: contrariamente alla statunitense O’Brien, che come Gaspoz nel 1987 a Crans-Montana, ha buttato l’oro che aveva già in tasca.

Perché a questi livelli lo sport non perdona il minimo cedimento, mentale più che fisico. E tuttavia restava l’altra statunitense, la grande Shiffrin che aveva vinto la prima prova con un vantaggio minimo, 8 centesimi.

Le due si sono contese l’oro centimetro per centimetro: solo un’analisi a posteriori, e difficile anche quella, permetterà di vedere dove la statunitense ha lasciato 10 centesimi di secondo, per arrivare al computo finale di meno 2; tale è stata anche la sua abilità che ha dato vita a una competizione memorabile in un contesto di grande spessore.

Le donne hanno fatto enormi progressi tecnici. Quella che ha messo in mostra il maggior potenziale è stata la bella austriaca Liensberger: superstar del futuro. Bronzo a 9 centesimi con il maggior numero di errori evidenti. Segno che i suoi limiti sono sconosciuti.

Ora però, con due medaglie d’oro e una di bronzo, la “grande dame” come dicono i francesi è Lara, che nel gigante era solo un “outsider” non la favorita: Lara dei miracoli.

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