Le bugie utili? Il sale della politica

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Meglio una bugia raccontata bene oppure una scomoda verità? L’ex consigliere federale socialista Moritz Leuenberger non ha dubbi. La bugia? Quando ce vo’, ce vo’. Proprio come dicono a Roma, culla di quella politica capace di dire tutto e il contrario di tutto a seconda delle convenienze. “La bugia – ha bellamente dichiarato Leuenberger in un’intervista pubblicata dalla NZZ am Sonntag – è un lubrificante sociale o può proteggere interessi legittimi di terzi. Insistere sempre sulla verità a volte può causare più danni che mentire”. E come dagli torto. Perché insistere nel raccontare come stanno davvero le cose quando con un poco di zucchero anche la pillola più amara va giù?

Certo, l’immagine del lubrificante, non so a voi, ma a me fa subito venire in mente pratiche sessuali che hanno bisogno di un aiutino. Ecco. Quindi a essere presi per il culo (mi esprimo a puro titolo personale) anche no, grazie. Non da chi si è conquistato la nostra fiducia, il mio voto per amministrare e decidere del futuro di tutti noi. Forse sarò un idealista o all’antica, ma mi piacerebbe che politica facesse rima con trasparenza e che anche per le cose brutte e scomode ci fosse un modo per dirle. Per non nasconderle. Per non mentire. Sennò hai voglia di quanto lubrificante ti tocca usare. Minimo un’autocisterna.  

“Dico al Parlamento come ho detto ai ministri di questo governo, che non ho nulla da offrire se non sangue, fatica, lacrime e sudore. Abbiamo di fronte a noi la più terribile delle prove. Abbiamo davanti a noi molti, molti mesi di lotta e sofferenza.” Ed è solo uno stralcio del discorso che Sir Winston Churchill fece al popolo britannico nei giorni più difficili della Seconda Guerra Mondiale, quando la furia bellica dei nazisti flagellava l’Europa. Ve lo immaginate se avesse detto: state tranquilli, sarà un gioco da ragazzi. Ci pensiamo noi. Voi continuate a dormire fra sette cuscini. Anche lui avrebbe potuto indorare la pillola, ma non lo ha fatto.

Così mi chiedo se oggi ci siano politici in grado di confrontarsi serenamente con la verità, senza temere di vedere offuscata la loro popolarità o di essere oggetto di feroci critiche da parte di chi la pensa diversamente. Sembra quasi che ci si sia dimenticati che non esistono governi popolari e che governare significa scontentare. La dittatura del “mi piace” ha modellato una classe dirigente pronta a dire la cosa giusta al momento giusto. La dichiarazione pronta alla bisogna. Poco importa se vera o falsa. Ciò che conta è che funzioni. Che attutisca il colpo, che non spaventi. Don’t worry, be happy.  

Un esempio? Lo stesso che fa il buon Moritz Leuenberger ex capo del Dipartimento federale dell’ambiente, dei trasporti, dell’energia e delle comunicazioni, a proposito del pagamento o meno di un riscatto in caso di rapimento. “Se un ostaggio viene liberato – ha detto Leuenberger – probabilmente il più delle volte è stato effettuato un pagamento”. Eppure mai i e poi mai sentirete qualcuno dire che è davvero andata così. La frase di circostanza sulle labbra di tutti sarà sempre la solita: “Per il rilasci di Pico Pallino non è stato pagato nessun riscatto”. Balle.

Ora. Al netto di certa psicologia spicciola o del fatto che le bugie esistono e prima o poi una l’abbiamo detta tutti, credo sinceramente che il pericolo di un politico legittimato a mentire sia uno solo. Il rischio di perdere facilmente il senso della misura, facendosi così prendere la mano, arrivando al punto di fregarsene bellamente di ciò che vero e di ciò che è falso. Ma casomai finendo per decidere solo sulla scorta di cosa e utile e cosa no. Di cosa torna buono e di cosa invece va rottamato. Senza più nemmeno chiedersi che cosa è giusto, corretto ed etico e cosa no.    

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