Lega: Ghisletta picchia duro

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Che Raoul Ghisletta, Consigliere comunale e presidente del PS luganese, non sia amato dalla Lega, è un eufemismo. Se il Ghisletta venisse investito da una mandria di gnù del Serengeti, in Via Monte Boglia, stapperebbero lo champagne.

Ghisletta usa come spunto l’utilizzo, (illegale) che fa la Lega dei ticinesi dello stemma cittadino. Infatti ai partiti politici è vietato usare l’immagine ufficiale della città per la propria propaganda elettorale.

Ghisletta, che ha già fatto un paio di interpellanze, non le manda a dire e spara a zero sui leghisti luganesi, leggiamo dal comunicato: 

Il logo Luga/Lega e i veri problemi di Lugano

Quest’anno il Municipio per due volte ci ha risposto di aver chiesto alla Lega di Lugano di porre termine all’utilizzazione dello stemma della Città sulle pagine FB e Instagram, dopo che l’anno scorso essa aveva utilizzato il logo sui manifesti elettorali, modificando solamente la lettera U/E. Aspettiamo ora la decisione del partito, che si identifica talmente con il potere, da appropriarsi dello stemma e del logo della Città. Aspettiamo anche l’azione del Municipio di Lugano. Cosa farà se lo stemma Luga/Lega non verrà rimosso dai siti della Lega di Lugano su Instagram e FB? Cosa farà, qualora la Lega di Lugano riproporrà i medesimi manifesti elettorali del 2021 con il logo o lo stemma di Lugano?

Qualche leghista ribatte che i problemi delle e dei Luganesi sono altri: vero, anche perché la gestione leghista del potere non brilla nella loro risoluzione.

Pensiamo all’aggiornamento del regolamento sociale, che stiamo attendendo da anni e che magari spunterà come il coniglio dal cappello poco prima del voto. Noi abbiamo fatto delle proposte per la riduzione dei costi della cassa malati, delle cure dentarie e dell’alloggio, a favore del ceto medio-basso, grazie a sussidi comunali, misure che potevano essere già discusse e inserite nel regolamento.

Pensiamo allo sviluppo dei servizi per le famiglie: noi abbiamo chiesto un aumento dei posti comunali negli asili nido e nei servizi extrascolastici (mense e doposcuola), che vanno resi accessibili a tutti e per tutto l’anno secondo le direttive cantonali. E che non vanno esternalizzati ad associazioni confessionali: mi riferisco alla situazione della sede di Cassarate, dove stando a Il Caffè, i bambini sono indirizzati verso una mensa confessionale, che li invita a fare un gesto religioso, ciò che per gli utenti non praticanti va contro i principi costituzionali di libertà di credo.

Pensiamo alla decisione favorevole alla riduzione del numero degli allievi per classe nelle scuole dell’infanzia e nelle scuole elementari, come pure all’aumento dei docenti d’appoggio, misure favorevoli ai ragazzi di Lugano che si devono all’azione politica della sinistra a livello cantonale, per le quali i leghisti di Lugano sono rimasti a guardare passivamente.

E ricordiamo la politica dell’alloggio a prezzi accessibili, dove tanti sono i bastoni tra le ruote per l’attuazione del controprogetto all’iniziativa popolare della sinistra luganese: per uscire da questo stallo abbiamo chiesto di creare, come nella città rossoverde di Zurigo, una fondazione per la promozione di abitazioni a prezzi accessibili e per la gestione degli alloggi cittadini.

In conclusione, contrariamente alla Lega, noi non abbiamo problemi a rinunciare all’utilizzazione dello stemma e del logo della Città, sia perché rispettiamo la legalità, sia perché ci identifichiamo poco con la politica della maggioranza che governa Lugano da anni.”

Staremo a vedere se come l’anno scorso, la Lega si farà beffe delle regole a cui devono sottostare tutti denotando, per l’ennesima volta e se ce ne fosse bisogno, che fa e disfa quello che vuole, o se scenderà (ne dubitiamo) a più miti consigli. 

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