L’elettricità sprecata per un Bitcoin

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A far parlare dei bitcoin ci ha pensato Elon Musk. È bastato ciò che ha detto, ma soprattutto ha fatto, per far schizzare alle stelle le quotazioni della moneta digitale. Oltre a essere un suo grande sostenitore sui social network, Musk ha appena comperato bitcoin per 1,5 miliardi di dollari. Ad annunciarlo è stata Tesla. Una mossa strategica di tipo squisitamente finanziario che ha così definitivamente sdoganato la celeberrima criptovaluta.  

Non solo. Tesla ha pure dichiarato che presto accetterà pagamenti in bitcoin per chi si volesse comprare un’automobile elettrica. Così, grazie a parole e fatti, nel giro di un giorno, la quotazione della moneta virtuale è aumentata del 20 percento.  Un bitcoin oggi vale 48’000 dollari. In pratica non è escluso che presto sarà possibile comprarsi una Tesla proprio con un bitcoin. Tuttavia la mossa di Musk solleva non poche domande. 

La criptomoneta, inventata nel 2008, consuma uno sproposito di elettricità. Ciuccia più energia dell’intera Argentina. A dirlo è uno studio dell’Università di Cambridge. Un consumo legato alla mole di dati e di calcoli informatici necessari a verificare tutte le transazioni. Dunque una moneta virtuale solo per modo di dire se poi il suo impatto sull’ambiente non è certo irrilevante, anzi.

La digitalizzazione è un’importante fonte d’inquinamento. È responsabile della produzione di inimmaginabili quantitativi di anidride carbonica. Emissioni di cui solo in pochi sono a conoscenza. In pochi sanno, per esempio, che un’email è dannosa per il clima tanto quanto lo è un sacchetto di plastica. Per i ricercatori dell’Università di Cambridge, il costo ambientale dei bitcoin, è devastante. 

Se i bitcoin fossero uno Stato, sarebbero tra i primi trenta al mondo per consumi. È allora resta da chiedersi se il lume valga davvero la candela. Se ha davvero senso investire in un bene rifugio dal valore tanto instabile quanto lo può essere un grattacielo costruito sulle sabbie mobili. Il rischio che i bitcoin si rivelino un gigantesco buco nell’acqua e all’origine di una nuova bolla finanziaria è, per molti analisti economici, un rischio concreto.

Malgrado le non poche voci critiche che sconsigliano d’investire in un bene tanto volatile, c’è chi ritiene che, tra i colossi tecnologici, il prossimo a scommettere sulla criptovaluta potrebbe essere Apple, con tutto ciò che ne conseguirebbe. Quel che però è certo è che, nel bene o nel male, torneremo presto a sentir parlare di Bitcoin e più in generale delle criptovalute digitali che, senza dubbio, sono l’ultima frontiera di un mondo digitale pronto a vendersi come alternativa anche in ambiti che mai avremmo immaginato solo qualche decennio fa.  

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