Lo starnuto da surriscaldamento climatico

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Un recente studio scientifico condotto negli Stati Uniti è giunto alla conclusione che il surriscaldamento del Pianeta, e i mutamenti del clima già in atto, non avranno solo un impatto sull’ambiente, sulla flora e la fauna del Pianeta, ma anche sulla nostra salute e in particolare sulle allergie stagionali, rendendo ancor più difficile la vita a chi di noi già ne soffre. 

Ciò che però dovrebbe farci maggiormente riflettere pensando a questo risultato neanche poi così sorprendente è che, solitamente, quando si parla di mutamenti climatici si pensa sempre che le conseguenze negative toccheranno realtà distanti dalla nostra. O che tutt’al più ci costringeranno a lasciare nell’armadio i nostri golfini di cachemire. Il meccanismo psicologico di difesa che scatta in ognuno di noi è quello di credere, o di sperare, che verremo toccati dal fenomeno in maniera meno severa di altri. 

Eppure a lasciarci la pelle, o la pelliccia, non ci saranno solo gli orsi polari, a soffrire, a patire di una situazione che ha origine proprio dall’attività umana e dall’utilizzo di combustibili fossili che soprattutto negli ultimi secoli in cui ha avuto un’impennata mai registrata prima, saremo in prima battuta tutti noi. Quelli di noi che, come nel caso della pandemia, sono fisicamente più fragili, vulnerabili. O allergici.

Con l’accorciarsi degli inverno gli allergici cronici si troveranno confrontati a un sostanziale aumento dei pollini che non darà loro più tregua. O almeno non più come accadeva un tempo. Questo vorrà dire prurito, occhi rossi, starnuti a raffica, e magari anche il rischio di qualche spiacevole crisi d’asma. Oppure l’alternativa sarà imbottirsi in continuazione di antistaminici con tutto quello che ne comporta a livello di benessere fisico e salute. 

Con la maggiore e prolungata esposizione ai pollini non è neppure escluso che il numero dei soggetti allergici aumenti considerevolmente. Anzi. È proprio una delle conclusioni a cui è giunto lo studio che mostra come, in particolar modo negli ultimi anni, la stagione dei pollini inizi dalle 3 alle 4 settimane prima. A questo si aggiunge anche la durata dell’allergia, allungatasi in media di almeno una decina di giorni. Ed anche la quantità di pollini presenti nell’aria è cresciuta del 20% rispetto soltanto agli anni Novanta. 

Ecco così che ciò che credevamo di aver buttato fuori dalla porta ci rientra con gli interessi dalla finestra. Del resto l’inquinamento atmosferico che ha origine dai combustibili fossili è responsabile di una morte prematura su cinque in tutto il mondo. Un killer invisibile che si stima arrivi a uccidere circa 9 milioni di persone ogni anno. Rispetto ad altre cause di morte prematura, l’inquinamento atmosferico uccide ogni anno venti volte più persone della malaria, nove volte più dell’Aids e tre volte più dell’alcol.

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