Mondiali: se la Rsi prende un granchio

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L’inconfessabile fascino dei Mondiali consiste nel fatto che chi gareggia si gioca tutto in un giorno, anzi in un attimo che lui non ha scelto; e in quel momento deve comunque andare oltre il 100%, non ha nessun margine di sicurezza: pertanto il paradosso è che le medaglie non vanno necessariamente al miglior sciatore, ma a chi ha la maggior forza mentale: fra tutti gli slalom che ho visto in 40 anni quello di ieri a Cortina è stato il più crudele: grandi slalomisti (Noël, Schwarz, Jakobsen, i nostri Meillard e Aerni) lanciatissimi hanno inforcato sul più bello, anche l’italiano Gross, che era solo un outsider ma che era nettamente in vantaggio. 

I due migliori sciatori del momento, Pinturault e Odermatt hanno fallito il Gigante, la disciplina che meglio determina la qualità di uno sciatore. C’è chi arriva spremuta(o) dopo una stagione nella quale ha dovuto fare troppe gare per inseguire la coppa del mondo (Michelle Gisin, Vlhová, Bassino, Brignone), e chi, talvolta a sorpresa, visti i precedenti, arriva sconvolto, irriconoscibile al momento della verità: Ramon Zenhäusern che ci aveva sempre abituato a notevoli imprese. 

Ai Mondiali è necessario avere una grande personalità, credere di essere predestinati quasi: il primato del mondo in questo campo spetta alla ticinese Lara Gut-Behrami, che ha vinto il Gigante partendo dal nulla: faceva fatica a entrare nelle prime 20, talvolta nelle prime 30.

Ha pianificato il suo avvicinamento alla prova mondiale, arrivando al massimo esattamente in quel fatidico giorno, come l’austriaca Liensberger, che da favorita ha saputo vincere lo Slalom con una gara perfetta,  come quella di Lara.

Un’altra personalità del genere è Corinne Suter, prima in Discesa, seconda nel Supergigante, alle spalle di Lara. Di questa categoria fa parte Camille Rast, ottava nello Slalom al debutto.

I Mondiali hanno avuto un altissimo indice d’ascolto televisivo. La RSI si è dimostrata leader europea della nuova tendenza nelle telecronache: il piatto principale, la corsa con i relativi numerini intermedi e finali (detti anche numerucci) passa in sottordine rispetto al ricchissimo antipasto, al primo, ai contorni e ai deliziosi desserts: si, ma stare sul pezzo? Chi sta a casa vuol vedere la corsa soprattutto, e il parlato deve essere in stretta relazione con ciò che si vede, altrimenti anche i tecnici e cronisti più bravi, e i “nostri”, lo sono, tutti, danno sui nervi.

Un solo esempio per molti altri: una delle ragazze più attese, l’italiana Brignone ha l’ultima chance di rifarsi nello Slalom: mentre parte va in onda l’intervista a Wendy Holdener, seguita dalla traduzione. “NEL FRATTEMPO”, la parola-chiave del nuovo “trend” televisivo, nel frattempo la Brignone cade in diretta, e pure al rallentatore. Mentre atterra pesantemente siamo informati che “Wendy è sempre seguita dalla mamma”.

Sia chiaro: Ellade Ossola, al “parterre” è probabilmente la migliore in Europa, se spunta un erede di Fernandez Ochoa farebbe un’intervista anche in spagnolo: ma è il “timing”, la scelta di tempo che non quadra. Poco dopo scende Camille Rast: Pini, con Gros e Lamberti a loro volta fra i migliori in campo, vuol spiegare il suo concetto di “fortuna” sulla Gisin che ha inforcato: per fortuna il cronista, Giannoni, lo ferma: lasciamo arrivare al traguardo Camille che infatti fa un gran tempo. Anche in questo caso: l’enciclopedica sapienza tecnica non può andare a discapito dell’immagine corrente, della gara.

È come se il massimo etologo al mondo dovesse presentare in un simposio internazionale tre animaletti scoperti di recente: il granchio cornuto del Karakorum, il granchio argentato del Basodino e la biscia canterina del Borneo: sul primo granchio, parla delle istituzioni pubbliche e private che hanno finanziato le ricerche. Sulle immagini del granchio argentato parla del granchio cornuto, sulla biscia canterina del granchio argentato. Mai sul pezzo.

Scusandomi per l’autocitazione non posso fare a meno (e capirete il perché) di rettificare una battuta corrente: “Il tempo è giusto, a meno che abbia attraversato la pista il cervo di Ghedina”. Accadde a Laax, poco prima dei Mondiali del Sestrière: dopo 300 metri, Ghedina ha due secondi di vantaggio: impossibile. Dissi che una marmotta era uscita anzitempo dal letargo e che aveva fatto scattare la fotocellula: marmotta-timing!

L’addetto alle pubbliche relazione di Swiss-Timing mi aveva (bonariamente) rimproverato.

Al Sestrière chiedo a Ghedina di stare al gioco: “Come ti spieghi il tempo  sensazionale in alto a Laax? Hai delle armi (sci) segrete?

“No, credo che una marmotta mi abbia tagliato la strada”. A conferma del fatto che  basta salire di grado per perdere il senso dell’humor, il caposervizio mi rimprovera e mi dice che in questo mestiere non si può mai seminare il dubbio nella testa degli spettatori.

Ad ogni modo, per concludere: come dice un antico, autorevole portale: “Date al cervo quel che è del cervo, e alla marmotta quel che è della marmotta”.

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