Netflix e i documentari bufala

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Non sono uno scienziato e non sono un laureato, ma ho degli interessi scientifici e la maturità per capire che quotidianamente, molte informazioni che non sono analizzate e valutate con serietà, rendono le persone insicure e piene di dubbi. Purtroppo, mentre cercano delle risposte, molti sono più disponibili ad accettare quelle che gli vengono propinate. Ce lo insegna anche il sorgere di presunti complotti legati al Covid 19.

Questa pandemia ci ha costretti a rimanere in casa, ho riscoperto la TV, sto facendo un’abbuffata di film, documentari e serie televisive.
Ho contribuito mio malgrado così alla crescita commerciale di Netflix, così una sera curiosando tra i documentari proposti, ho notato il seguente titolo: “Bob Lazar, Area 51 & Flying Saucers”.

Per chi non lo conoscesse, Bob Lazar è un famigerato personaggio conosciuto dagli scettici e dagli appassionati di dischi volanti. Bob ha l’onore di essere in gran parte l’autore del clamore suscitato intorno alla celebrissima zona militare ultra-segreta degli Stati Uniti nota come l’Area 51.

Perché è famigerato?

In quegli anni, Lazar confessa di essere stato assunto dal Governo degli USA per lavorare nella base segreta Area 51 sita nel deserto del Nevada, specificatamente in una zona denominata “S4”.

Questa zona sarebbe costruita all’interno di una montagna, divisa su vari livelli e nella quale sarebbero conservate nove navicelle aliene. Il lavoro di Lazar, sarebbe di capire come funziona la propulsione ad antigravità degli UFO, alimentata tramite un elemento molto pesante, denominato “115”, secondo lui non ancora presente in quegli anni nella tavola periodica degli elementi.

Per farla breve, vi consiglio di scrivere il suo nome in qualsiasi motore di ricerca, per ottenere una descrizione dettagliata delle presunte esperienze che lo coinvolgono in un progetto di retro ingegneria aliena, motori antigravitazionali, piccoli mostriciattoli grigi e la stella Zeta Reticoli.

Il governo vuole mettermi a tacere!

Ritorniamo al documentario. Dopo circa trent’anni, il giornalista Jeremy Corbell intervista Bob Lazar sulle sue esperienze quali la tecnologia aliena e la disputa con il Governo USA che vorrebbe metterlo a tacere.
Premo il tasto play e dopo alcuni minuti mi metto a ridere e allo stesso tempo mi sento arrabbiato, preso in giro e i miei pensieri vanno a tutte quelle persone insicure e che non sono attente e gli crederanno.

Se qualcuno avesse già visto il documentario e non si fosse accorto delle panzane contenute, sono sicuro che seguendo i prossimi dettagli rimarrà sorpreso.

Il giornalista Corbell riceve dei messaggi in tempo reale, uno da una videocamera di sorveglianza e tre da Bob Lazar. Lazar gli scrive che dopo l’incontro che hanno avuto ha subito una perquisizione dell’FBI nella sua azienda. Osservate l’orario del cellulare e la data; gli orari dei messaggi e la data in entrambe le immagini.

La perquisizione non è avvenuta per cercare l’elemento 115 (come vogliono far credere entrambi). Gli agenti cercano delle carte inerenti una spedizione di Tallio perché una donna è morta avvelenata, uccisa dal marito che probabilmente ha acquistato questa sostanza tossica presso l’azienda di Bob Lazar, la “United Nuclear”. Questa informazione è facilmente rintracciabile nel Web, documentata e verificata.

Incontri ravvicinati del terzo tipo

Il giornalista ricorda poi a Lazar un apparecchio per la lettura dei polpastrelli delle mani. Infatti, nel 1989 Lazar affermava che per entrare nella struttura segreta “S4” c’era un lettore della mano che probabilmente effettuava la scansione e misurava le ossa delle dita. Corbell gli dice che ha fatto delle “immense” ricerche e ha trovato l’apparecchio! Gli mostra la foto.

Bob Lazar osserva le foto e sembra stupefatto: “Accidenti! È questo l’apparecchio che usavo per entrare, non posso crederci che tu l’abbia trovato. Ai tempi nessuno mi credeva quando ne parlavo e ora tu confermi a tutti che non raccontavo bugie!

Rido di gusto, una grandissima risata! Perchè?
Per pura coincidenza, la scorsa settimana ho rivisto “Incontri ravvicinati del terzo tipo”, girato nel 1977, un capolavoro di Steven Spielberg.

Nella fotografie seguenti osservate come gli scienziati del film, entrano in un’area di sicurezza. 

Il lettore della mano è identico a quello mostrato a Bob Lazar!
Insomma, questo “giornalista” che ricerche ha fatto? Negli archivi degli effetti speciali di Spielberg?

Un elemento che già esisteva

L’elemento 115 è la credenziale di Bob Lazar, quando ne parla, nel 1989 non esiste nella tavola periodica degli elementi. Asserisce che non può essere sintetizzato sulla Terra perché è un metallo troppo pesante, ci sarebbe stato bisogno di una stella molto grande come Zeta Reticuli, il luogo da dove proviene l’UFO.

Alcuni anni dopo, i russi riescono a sintetizzare in laboratorio questo elemento, il Moscovium e smentiscono Lazar perché non può essere prodotto in una stella simile al Sole. Inoltre, nel mese di maggio 1989 la rivista americana “Scientific American” menzionava questo elemento, quindi Lazar è probabile che abbia preso lo spunto da quest’ultimo.

Per finire, il produttore del documentario “Bob Lazar, Area 51 & Flying Saucers”. è George Knapp, ovvero il giornalista che “scoprì” Lazar nel 1989 e che ha guadagnato migliaia e migliaia di dollari tra servizi e diritti d’autore.

A pensar male è peccato? Non credo proprio, nel documentario ci sono altri punti e dettagli che sono una farsa, mi fermo qui, il mio intento è di farvi riflettere, non di tediarvi.

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