Paga milionaria per il boss di Swisscom

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Qualcuno di voi se le ricorda ancora le PTT? Con la sigla pronunciata alla tedesca? Pee-tee-tè? Poste, telefoni, telegrafi. Ecco. Ora dopo aver riavvolto il nastro dei ricordi dategli fuoco e godetevi le fiamme di quel rogo perché, alla fine, è davvero andata così. Ormai quello che resta delle ex regie federali è solo un bel mucchietto di cenere. 

Con la loro progressiva privatizzazione si sono succeduti gli scaldali, i disservizi e i rimpianti di chi ancora si chiede perché quelle perle, vanto dell’efficienza svizzera, le abbiamo sacrificato sull’altare della globalizzazione, dandole in pasto alle belve del capitalismo. Erano delle piccole oasi di perfezione e rigore. Oasi che oggi sono ormai state sepolte dalla sabbia del deserto.

Ma usciamo dalla giungla delle metafore e addentriamoci nella cronaca. Lo scorso anno Urs Schaeppi, il cui cognome non ha niente a che vedere con un cibo per cani, ha guadagnato come quattro consiglieri federali. E i consiglieri federali, visto e considerato il ruolo di responsabilità che ricoprono, non hanno uno stipendio di 3’500 franchi al mese come una cassiera di Lidl o Aldi. Guadagnano di sicuro qualcosina di più. 

Ma chi è Urs Schaeppi? Urs è l’amministratore delegato di Swisscom. Quella che un tempo era la prima T di PTT. Il fortunello, mentre il lockdown mandava a gambe all’aria l’economia globale, compresa quella svizzera, si vedeva aumentare la busta paga del 5% con il suo salario che lievitava, lievitava fino a raggiungere la cifra record di 1,85 milioni di franchi.

Una somma francamente vergognosa se, sull’altro piatto della bilancia, ci mettiamo i continui disservizi, le panne tecniche che si sono succedute nel corso di quest’anno caratterizzato dal Covid-19 e, non dimentichiamocelo, il taglio di ben 600 posti di lavoro. Ecco per cosa dobbiamo tutti dire grazie al buon Schaeppi. Bravo Urs! 

Anche se probabilmente della nostra gratitudine il boss di Swisscom non se ne fa granché. La vera ricompensa per lui sta nell’aver incassato tanto quanto un cittadino medio, in Svizzera, guadagna in 24 anni di lavoro e un ticinese in 29. Eppure sono convinto che, anche quest’anno, sia Urs che i suoi compagnucci di merende a capo di FFS, Posta e Postfinance si vedranno ricompensare per le scelte strategiche fatte e i dividendi di fine anno con nuovi stipendi milionari. 

E poco imposta se Swisscom, pur essendo quotata in borsa, è ancora per il 51% proprietà della Confederazione. Così come non sembra scandalizzare nessuno il fatto che lo stipendio di chi è ai vertici di queste aziende che in tutti i casi fanno ancora capo allo Stato, e quindi al Consiglio federale, abbiano stipendi ben più alti di chi ci governa. 

Nessuno scaldalo a riprova del fatto che, a dettar davvero legge, ormai da decenni, non sono più i governi ma le aziende e le multinazionali con le loro guerre economiche. Guerre fatte di razionalizzazioni e di tagli (leggi anche licenziamenti) e di profitti ad ogni costo senza nessuno straccio di etica o di riguardo per noi comuni mortali. 

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