Pamini: pubbliredazionale a pagamento

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Un pubbliredazionale a pagamento, spacciato come articolo per il Gran Consigliere ticinese. La solita minestra liberista propinata ai ticinesi, che sono un po’ stufi di farsi imboccare da Pamini con le sue pietanze indigeste.

Paolo Pamini fa il furbettino, spaccia sui social, un pubbliredazionale, e cioè un articolo da lui redatto e pubblicato a pagamento sui due maggiori quotidiani, omettendo questa piccola ed irrilevante verità. Infatti scrive: “Dal Corriere del Ticino e dalla Regione di ieri, giovedì 28 gennaio 2021. Tenetene conto quando qualche statista benpensante viene da voi per prendervi il frutto del vostro sudore e dei vostri sacrifici per farsi bello davanti agli altri.”


Pamini ci propina, moderno olio di ricino, la sue teoria liberista. Una serie di misure per cui il povero, alla fin fine, sono affaracci suoi se fa la fame, insomma, la finanza è un modo di squali e se tu sei una triglia di scoglio non è un problema suo. Se qui c’è qualcuno che vi frega i sudati risparmi, sono proprio i miliardari che reggono la coda a Pamini e a quelli come lui.

Pensavamo di essercelo tolto dai marroni, ma l’elezione di Marco Chiesa agli Stati, ha aperto un meraviglioso mondo di subentranti di cui ha fatto beneficiato anche Pamini (leggi qui sotto).


Paolo Pamini, come sapete, è la persona più lontana da anche solo una vaga idea di stato sociale o assistenzialista. Anzi, fosse per lui, Palazzo delle Orsoline dovrebbe trasformarsi in una borsa e il palazzo del governo in un caveau.

Pamini comunque, posta sui social il suo intervento, tagliando provvidenzialmente la dicitura “pubblicità a pagamento” che va apposta per legge in questi casi. Ovviamente la questione cambia e non di poco. Una cosa è se un giornale mi dà mezza pagina per esprimere il mio pensiero, questo da perlomeno autorevolezza a chi scrive, ben diverso è il fatto se per pubblicare io devo pagare. E con le tariffe correnti oggi, su un quotidiano, un pubbliredazionale di mezza pagina non ti costa come una pizza al Gambrinus.

Chi ha pagato? L’UDC? Lo stesso Pamini? Il compiacente padre putativo del movimento Christoph Blocher?

Poco importa, alla fine rimangono solo delle assurdità, troppo estreme anche per buona parte di quella destra che è alleata con Pamini in parlamento. Nell’articolo, Pamini parla di invidia. Eh si, perché quelli che vorrebbero redistribuire un po’ meglio la ricchezza del paese, sarebbero invidiosi di chi sta meglio. Poi che i ricchi diventino sempre più ricchi e stuoli di povera gente normale perda continuamente terreno è un fatto che a Pamini, appunto, non tange.

Lasciamo ai più coraggiosi di leggere le astruse teorie, cha alla fine ci dicono che il patrimonio più consistente è in mano ai pensionati, e hai voglia, quelli hanno risparmiato una vita per non pesare addosso alla società

Comunque ricordate: ‘ste cose Pamini riesce a propinarvele solo pagando, perché a gratis, non sono molti quelli disposti a fargli credito!

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