Puah: ‘La smoky tomato carbonara’

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È una conditissima offesa e una provocazione bella e buona quella che giunge da una abominevole ricetta proposta dal New York Times: la “Smoky Tomato Carbonara”.

Ignobile rivisitazione di uno dei piatti più intoccabili della tradizione gastronomica italiana, viene bellamente proposta dalla sezione “Cooking” del sito del quotidiano statunitense che diffonde l’insana idea di utilizzare del bacon al posto del guanciale con l’aggravante di un robusto apporto di pomodori.

Coldiretti Italia lancia il suo grido di sdegno, così acuto e possente da incenerire il celebre urlo di Munch che a confronto diventa un sommesso borbottio: lo stupro perpetrato ai danni del sublime e inalterabile capolavoro della cucina romana è un atto provocatorio e imperdonabile, una operazione di depistaggio che invoca vendetta e punizioni corporali, tipo cento cucchiaiate sulla capoccia di chi infila un cappello da cuoco sapendo ben poco e altre cento forchettate infilzate nel deretano di chi ai fornelli ragiona con i ribaltati criteri del didietro.

L’organizzazione agricola dello stivale ha stigmatizzato l’incresciosa questione con un comunicato dove si sottolinea che: “La carbonara al pomodoro è la punta dell’iceberg della falsificazione del made in Italy a tavola che nel mondo ha superato il fatturato dei 100 miliardi di euro, con gli Stati Uniti al primo posto.”

Che poi la “Smoky Tomato Carbonara” rappresenti la classica goccia che fa traboccare il vaso pare evidente, considerando che qualche chef rimbecillito si è permesso di definire gli aggiustamenti quasi geniali, in grado di conferire “un gusto brillante al piatto”.

Robe da gonfiare le provole a dismisura, sino a farle scoppiare nel calderone delle troppe, tanto vicine alla blasfemia: nei ristoranti della Grande Mela si stanno compiendo  inenarrabili porcherie e una di queste sbeffeggia quotidianamente la credibilità e la sensibilità della Madonnina proponendo la cotoletta alla milanese fatta con carne di maiale o di pollo a spodestare l’intoccabile vitello, un’alterazione fritta nella malinconica deriva di un olio di semi al posto dell’irrinunciabile burro.

La Coldiretti ha rincarato la dose rammentando che: “Tra le specialità più tradite ci sono anche la tipica caprese, servita con formaggio industriale al posto della mozzarella di bufala o del fior di latte, e la pasta al pesto, proposta con mandorle, noci o pistacchi al posto degli storici pinoli e con il formaggio comune che sostituisce l’immancabile parmigiano reggiano e il pecorino romano.”

La polemica offre la storica occasione di riaccendere i riflettori sull’universo dell’imitazione del made in Italy.

La Coldiretti stima che all’estero due prodotti su tre siano falsi, minando pericolosamente l’unicità e la qualità dell’italico marchio: “La mancanza di chiarezza sulle ricette offre terreno fertile alla proliferazione di cibo taroccato , generando danni economici e di immagine”.

L’epicentro delle contraffazioni sta in Cina mentre al secondo posto si attesta la non inappuntabile Germania. Le specialità tradite sino allo sfinimento sono rintracciabili in una mesta lista interminabile, listata a lutto e a strutto.

E la norma viene calpestata e tradita nella Pasta alla Norma, condita con una sorta di polvere marmorea grattugiata al posto della tradizionale paradisiaca ricotta salata.

Chiuderei con il  tiramisù, troppo spesso malamente preparato e ciabattato con la panna al posto del mascarpone.

Un orrido rito che rischia di tirartigiù sino all’inferno, anima pannata per colpa di qualche mascalzone.

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