Quant’è “nostra” questa Lara Mondiale?

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Quant’è nostra questa Lara che come l’araba fenice risorge dalle ceneri e va a vincere nel pesante ruolo di grande favorita il primo oro mondiale? Agli inizi “nostra” non era “gnanca n’ po” per buona parte della nostra gente che la sentiva lontana: lei d’altronde non ha mai fatto nulla per farsi voler bene, anzi: ha dovuto scappare da Comano: le avevano preparato una grande festa per la sua prima medaglia e lei non si era fatta vedere: non aveva tempo.

Lara ha la testa egocentrica di molti grandi campioni, le storielle dello spirito di squadra sono quanto di più stupido e soprattutto di falso ci sia in materia di sport individuali all’interno di un “team” nazionale.

Non a caso ha scelto di gestirsi da sola: da giovincella è salita al piano di sopra, ha aperto d’impeto la porta di un boss della Federazione e gli ha detto che gli “sponsor” li gestiva lei in barba ai contratti nazionali, visto che toccava a lei mantenere uno staff privato di 5 persone.

È stata brevemente sospesa. Sul più bello s’è fatta male a S. Moritz in allenamento nel 2017 ed ha perso due anni nei quali poteva aumentare di molto il suo bottini di un bronzo olimpico e 5 medaglie mondiali: “They never come back” si sente dire in casi del genere. Ed è vero, salvo rarissime occasioni: non c’è ritorno quando il treno scappa, gli anni passano, gli altri sono come una muta di lupi affamati, ti sbranano.

Nella scorsa stagione la Lara vista nella disciplina base, il gigante, sciava appena appena meglio di una brava liceale che vince le coppette nelle gare scolastiche.  Lei che era da podio, faceva fatica a entrare nelle prime 30: e non rendeva nemmeno  nelle sue discipline, supergigante e discesa.

Si è sposata, ha altri impegni, che pensi a metter su famiglia” si sentiva dire.  E io che la difendevo, sostenendo che una con quella testa (quanto nostra, appunto?) non sarebbe finita così. Mi dicevano persino che la difendevo perché essendo “grisunes” ero un po’ “tedesco” come lei, come il papà Pauli.

Nel frattempo però Lara aveva un colpo di genio: ancora una volta era un passo avanti rispetto a tutti, tecnici e allenatori compresi: doveva affidarsi a un nuovo preparatore che doveva “ricostruirla” fisicamente forse prima ancora che tecnicamente.

Lara individua le persona adatta non in uno dei nostri molti tecnici, peraltro apprezzati in tutto il mondo, ma in uno spagnolo di Siviglia, Alejo Hervas passato dal Guadalquivir alla Sierra Nevada al seguito di una famiglia appassionata di sci.

Hervas non ha sfondato come sciatore, ma è diventato un preparatore atletico; è con le ragazze canadesi: Lara lo strappa alla concorrenza, lo porta nella sua “nazionale” privata.

Hervas non punta, come tutti o quasi, sulla forza bruta facendo sollevare quintali di pesi per aumentare la massa muscolare. Privilegia lo sviluppo d’una  “forza veloce”, basata sulla coordinazione, e i risultati si vedono subito, proprio in gigante, dove Lara, anche se su certi muri invece di “condurre”, “guidare” gli sci, affronta le curve in “dérapage”, in sbandata controllata: non è un bel vedere, ma in Val Badia lo faceva anche il grande von Grünigen.

Migliorata la base tecnica, le 4 vittorie in coppa del mondo, e il primo oro mondiale nel supergigante a Cortina (e c’è anche una discesa…) erano una conseguenza matematica: perché Lara, oltre a un piedino sensibile, quasi prensile come quello delle scimmie del Madagascar, è dotata di un cervello molto superiore a quello della maggioranza di noialtri discendenti (pare…) dei primati: un’intelligenza che le permette di memorizzare il tracciato, la linea, nemmeno stesse seguendo un percorso digitale: il suo “timing”, la scelta di tempo nel cambiare direzione, la sua sensibilità nel giusto taglio, nella giusta pressione da imprimere allo spigolo in curva, persino la sua scorrevolezza (malgrado rende anche 10-15 kg a qualche altra ragazza) sono quando di meglio passa il convento dello sci, e non solo femminile.

E infine: Lara ha ha vinto malgrado ne abbia fatta una delle sue: ieri in partenza, a microfoni aperti ha mandato a quel paese in mondovisione il direttore delle piste di Crans Montana: era stata l’unica a dire che la preparazione della pista faceva schifo: poi aveva fatto il secondo posto in discesa e il  primo in supergigante. Ieri lo ha mandato a quel paese: “Ma come? Mi devo anche scusare, Leck mir.. . (va te faire foutre)”, scatenando l’apocalittica Bestia del nostro tempo (Facebook e soci) in commenti inenarrabili, compresi quelli di chi si offrivano di fare certe circumnavigazioni in loco molto osée. Usava la stessa carica, perscaricare la tensione, un famoso mio collega delle TSI noto in tutta Europa. Ma poi, al momento della verità, della cronaca, era un drago, esattamente come Lara al femminile.

Però Lara: se ne puoi fare a meno, guarda che è molto meglio: è un passo avanti sul piano umano, caratteriale.

Da non negligere nemmeno il bellissimo argento conquistato da Corinne Suter su una pista non sua, al centro molto tecnica, davanti a una Shiffrin molto aggressiva, troppo, al punto da entrare in una curva come gli ubriachi del sabato sera: troppo diretta. 

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