Quell’ultimo traghetto di Villar

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Una Spagna così non la si è mai letta. Una storia che dai piccoli dettagli porta ai Grandi, Brutti, Eventi. Un giallo completo, scritto con delicatezza e acume. “L’ultimo traghetto” di Domingo Villar è proprio un bel libro.

“L’ultimo traghetto”, nuovo poliziesco scritto dallo spagnolo Domingo Villar, ha una caratteristica particolare: parte molto lento poi, pagina dopo pagina, aumenta di ritmo e arriva ad un gran finale, fatto di colpi di scena e di una sua, liberatoria, soluzione. Sì, Villar, ritenuto in terra iberica quale “continuatore” dei Maestri Montalban e Camilleri, con la penna ci sa fare. E questa nuova sua fatica merita tutta di essere letta. Perché, parere personale, non ricorda l’Andrea siciliano ma il mitico Mankell. Con un’ambientazione di provincia (case isolate, mare, solitudini che trovano soluzione in modalità originali) e grazie a personaggi “nordici”. Una donna che si libera dalla pesante oppressione della famiglia ricca e va a vivere da sola riuscendo a mantenersi con dei corsi di ceramica; un ragazzo che non parla, non sa parlare, ma riesce a disegnare autentiche fotografie. Poi un eccentrico “straniero”, un britannico, che fotografa animali. E un vecchio, il padre del commissario, che vive anche lui isolato e che alle rimostranze del figlio si dichiara sicuro perché “armato” di un cavatappi.

Per i lettori di lingua italiana ci troviamo in una Spagna desueta, nei pressi di Vigo (costa nord-occidentale, al suo sud il Portogallo) sul mare. Una donna scompare. La polizia, nonostante le insistenze del padre (un potente cardiochirurgo della cittadina), sulle prime non si danna l’anima. In fondo quello dell’andarsene da qualche parte senza dire nulla a nessuno è anche un diritto, per un adulto. Eppoi il contesto familiare, con un padre ingombrante ed una madre ammalata, già aveva indotto Monica Andrade ad abbandonare la villa di famiglia per una piccola quanto modesta magione isolata, dunque … . Il commissario Leo Caldas, gran bel personaggio!, resta però incuriosito da almeno due dettagli dai più ritenuti insignificanti. Il gatto che continua ad essere alimentato (dunque c’è qualcuno che entra in casa di Monica) e soprattutto le pillole anticoncezionali, lasciate lì sul lavandino. Quando ancora a metà delle dosi. Una grave dimenticanza, oppure qualcos’altro? ed è sufficiente per aprire un’inchiesta? Qui parte il tutto. Che non riveliamo, ovvio. Basti dire che da “L’ultimo traghetto” emerge una realtà sociale non cittadina ma neanche contadina, una provincia che tenta di darsi da fare ma che è costretta a cullarsi e custodirsi i propri misteri inconfessabili. Scoprendo alla fine che il Male, quello Grande, è arrivato anche in queste contrade. In modalità clamorosa. “Non tutti nella capitale sbocciano i fiori del male“, cantava Fabrizio De André. E con Villar ne abbiamo una bella conferma.

In questo nuovo romanzo c’è tanta indagine, analisi e contronalisi, ipotesi e antitesi: il lettore, al passo con la polizia, viene costretto a supporre e/o indurre. Per chi ama questo genere di narrativa c’è davvero tanta roba. Un dettaglio e tutto cambia, in special modo se contestualizzato sotto un’altra prospettiva, un fatto clamoroso che invece partorisce il topolino. Con la psicologia dei personaggi che aumenta di spessore con l’intricarsi della vicenda. Non evitando temi quali il disagio psicologico del “diverso” costretto a vivere in una piccola comunità, il senso di solitudine di fronte all’arroganza del potere, la stupida velocità dei media di oggi, Villar riesce a raccontare un gran bella storia. Grazie ad una scrittura intensa e delicata lo scrittore spagnolo porta ad un finale davvero da applausi. Perché sorprende e, nello stesso tempo, induce ad una nuova tensione emotiva, questa volta a livello personale del lettore. Impossibile non chiedersi, una volta chiuso il libro, quante cose sarebbero cambiate se l’epilogo fosse stato un altro, se il sipario fosse calato con altri titoli di coda … . Non una catarsi finale ma, più avvincente, una nuova sfida mentale per ogni singolo lettore. Che non tira il fiato ma resta in sospeso … . E questo, per un giallista, è dimostrazione di classe.

“L’ultimo traghetto»” di Domingo VIllar, 2019, tr. Silvia Sichel, ed. Ponte alle Grazie, 2021, pag. 632, Euro: 18,50. 

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