Reddito medio, miseria e ignobiltà

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Ci vuole davvero poco a capire che una redistribuzione iniqua della ricchezza non potrà che essere all’origine di un diffuso malessere sociale. Eppure tendiamo a dimenticarcelo. E il divario tra ricchi e poveri nel frattempo non fa che aumentare, aumentare e ancora aumentare. Cresce quando l’economia gira per il verso giusto, ma s’ingigantisce anche quando le cose vanno male, proprio com’è accaduto nel corso di quest’ultimo anno in cui, la pandemia, non ha fatto altro che accrescere le diseguaglianze. 

I dati di Oxfam (l’organo internazionale che raccoglie le ONG impegnate nella riduzione della povertà globale, attraverso aiuti umanitari e progetti di sviluppo) contenuti nel consueto rapporto annuale, presentato qualche giorno fa all’apertura del World Economic Forum di Davos, non lasciano spazio a interpretazioni. Il bicchiere è drammaticamente vuoto. E presto probabilmente non ci sarà più neppure quello. Solamente i dieci più ricchi al mondo, nel corso della pandemia, hanno visto aumentare la loro ricchezza di 540 miliardi. Soldi con i quali, volendo, si potrebbero coprire i costi per fornire i vaccini a tutta la popolazione mondiale.

Del resto, se non si porrà un freno a tutto questo, se i governi non interverranno per riequilibrare e colmare questa ignobile voragine che tra ricchi e poveri si fa sempre più larga e profonda, la Banca Mondiale ha già pronosticato che fra dieci anni avremo oltre mezzo miliardo di poveri in più, con un reddito inferiore a 6 dollari al giorno. Mezzo miliardo di donne, uomini e bambini costretti a una condizione di vita ignobile. Un crimine che grida doppiamente vendetta se pensiamo che solo il valore netto del patrimonio di Jeff Bezos, il patron di Amazon, nell’ultimo anno è aumentato di 78,2 miliardi di dollari.

Una tendenza, quella dei ricchi che sono sempre più ricchi e dei poveri che diventano sempre più poveri che è possibile osservare anche nella piccola e (soltanto all’apparenza) ridente Svizzera. Anche da noi, soprattutto in Ticino, c’è davvero poco da stare allegri o di che essere fiduciosi. Da una ricerca, realizzata dalla Banca Cler insieme all’istituto BAK Economics, si evince che in Svizzera tra il 2007 e il 2017 sono decisamente aumentate le diseguaglianze in busta paga (leggi qui sotto).

E anche il numero dei milionari è lievitato, salendo del 52% e raggiungendo 330’000 unità. Un aumento frutto in larga parte dell’andamento positivo dei redditi, degli investimenti immobiliari e di titoli. Perché i soldi chiamano sorprendentemente altri soldi, come se fossero una potente calamita. E in tutto questo il Ticino si distingue per avere un reddito medio molto basso (messo peggio di noi c’è solo il Vallese) e per un’impennata nell’aumento delle diseguaglianze, cosa che secondo lo studio è dovuto alla vicinanza con l’Italia e al frontalierato.

Proprio così. Una spiegazione costruita ad arte per giustificare l’ingiustificabile. Perché la menzogna che permette a pochissimi d’arricchirsi senza vergogna è una sola. Lo è da sempre. Se sei povero è colpa dei poveri. Dei frontalieri, dei migranti. Non certo di gente avida ed egoista che accumula fortune inimmaginabili che ogni comune mortale, con il proprio lavoro, impiegherebbe millenni a guadagnare. Se i poveri hanno uno stipendio da fame, se i frontalieri sono sottopagati, se i ticinesi hanno un reddito medio che grida giustizia, la ragione va cercata salendo la scala. Non certo scendendo. Perché solo affamando e riducendo in una condizione subalterna il 99% della popolazione, il restante uno percento può illudersi di essere dio.

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