“Sono una bambina!”

Pubblicità

Di

Ha nove anni e piange ammanettata in una volante di polizia, gli agenti a farle da corona intorno all’auto. Fuori la neve scortica l’aria con mille aghi di ghiaccio, imperturbabile e anonima spettatrice. 

Ha nove anni e vuole il suo papà, le hanno detto che si comporta da bambina, quelli della polizia. 

“Sono una bambina!” ha gridato. Per farla stare calma e farla entrare nell’auto, le hanno stretto le braccia dietro la schiena, la faccia nella neve. Poi le hanno spruzzato dello spray peperoncino negli occhi. È seduta che piange e urla sul sedile di pelle nera, la rete metallica di fronte, gli agenti intorno.

È la procedura. (guarda il video)


Rochester, stato di New York. La bambina piange. È ovvio, a nove anni, piangeremmo tutti. C’è anche un’agente donna, e questo mi fa montare il sangue alla testa ancora di più.

“…io ho una figlia di dieci anni, questo video non è una cosa che una madre vuole vedere”, ha detto l’opulenta sindaca afroamericana di Rochester, Lovely Warren.

Non solo una madre, signora Warren, neanche un padre, cavoli. La rabbia che mi crea un video del genere, le pietose scuse o spiegazioni della polizia, lasciano solo un grande vuoto che si può riempire solo con odio e rabbia, e questo è brutto.

Dispiace dover sempre dare addosso alle forze dell’ordine, è però vero che, soprattutto negli States, qualcosa non funziona. Siamo padri e madri, abbiamo visto capricci e anche drammi. Voglio sperare che nessuno di noi ha mai ammanettato un figlio e gli ha sprayato peperoncino negli occhi quando aveva una crisi di nervi.

Mi rifiuto di pensare che un adulto ragionevole, calmo e sereno, non sia in grado, non dico di calmare in due minuti una bambina, ma di fare il suo dovere, sempre che riusciamo a capire quale sia, senza usare metodi da antisommossa.

Ma che ne so, portala al Mac a prendere delle patatine, falle vedere come funziona la tua radio, chiedile di lei e qual è il suo problema, distraila perché evidentemente è in piena crisi.

Nove anni gesù santo. Salti con la corda e ti metti i maglioni dei Brooklyn Nets e magari di nascosto dalla mamma fai i video scemi su tik tok. A nove anni hai gli occhi dei sogni, o dovresti averli, in quelli di questa bimba ormai oltre al peperoncino ci sono solo rabbia e frustrazione, amarezza e abbandono.

Era una bambina facile? Suppongo di no, se no non chiami la polizia, che negli Usa viene chiamata purtroppo anche quando dovrebbero intervenire dei servizi sociali che quasi non esistono. Una bambina in affido, che minaccia il suicidio e di uccidere la madre. E allora delle due, o quella ha in mano un machete e tu la disarmi per salvarle anche la vita, o te la prendi sulle ginocchia e la ascolti come dovrebbe fare un adulto in quel frangente. Tutto il resto sono recriminazioni, scuse di cartapesta e insulti all’intelligenza.

Qualcosa di sbagliato c’è soprattutto nell’imporre a persone incapaci, nel video vediamo almeno 6 agenti, di gestire una situazione del genere. Perché compito della polizia non è occuparsi di persone, spesso fragili mentalmente, che non dovrebbero nemmeno venire a contatto con gli agenti. I poliziotti, a onor del vero, troppo spesso si trovano di fronte situazioni per cui non sono formati né preparati. Negli Usa dell’ex presidente Trump, che ha fatto di tutto per segare le gambe all’Obamacare, una minima assicurazione sanitaria per tutti, l’assistenza sociale è un lusso. Gli agenti hanno detto di aver seguito le procedure per “la sicurezza del minore e dietro la richiesta del genitore affidatario”. Ma è la stessa capa della polizia a stigmatizzare l’accaduto: “non starò a sostenere che va bene usare lo spray urticante con una bambina di 9 anni, non lo è e non rappresenta quello che è il nostro dipartimento. (…) Lavoreremo per assicurare che queste cose non succedano più”.

Nel settembre dell’anno scorso, sempre a Rochester, un altro dramma, di cui avevamo parlato con rabbia e commozione, si era svolto nel gelo di quelle terre confinanti coi grandi laghi canadesi (leggi qui sotto).

Allora era morto Daniel Prude, un uomo con problemi psichiatrici che era stato soffocato dalla polizia come George Floyd, l’uomo la cui morte aveva innescato le proteste dei Black Lives Matter (leggi qui sotto).


Ora a ferire i nostri cuori ci sono gli strilli di quella bambina afroamericana di nove anni, perché sì, sono sempre neri, cribbio, non se ne esce. E se ci sono bambini bianchi che subiscono lo stesso trattamento non c’è dato di sapere.

Il razzismo a volte è uno stile di pensiero inconsapevole. È dare per colpevole uno solo per la sua faccia o per il colore della sua pelle. La tua mente conscia lo nega, ma l’inconscio grida pericolo e non capisce più qual è la linea tra giusto e ingiusto. A pagare, i più fragili della società: i matti e i bambini.

La neve sembra che cada sempre a Rochester: cadeva quando è morto Prude, cadeva quando quella bambina strillava. Forse in primavera smetterà e spunteranno le orchidee violette tipiche del nord americano. Forse gli strilli degli ultimi si perderanno tra l’erba novella e diventeranno come i cinguetti degli uccelli.

Pubblicità

GAS è gratuito, perchè riteniamo fondamentale che il maggior numero di lettori possibile possa avere un’informazione alternativa rispetto alla stampa ufficiale.

Il nostro lavoro, tuttavia, comporta degli investimenti. Abbiamo scelto di non ricorrere alla pubblicità per non “sporcare” il sito con annunci pubblicitari, e mantenere la nostra indipendenza rispetto al mondo imprenditoriale ed economico. Ci sosteniamo solo tramite le adesioni dei nostri soci e le donazioni dei nostri lettori.

Se anche tu vuoi aiutarci ad andare avanti nel nostro lavoro di informazione indipendente e alternativa, puoi contribuire diventando socio di GAS oppure con una donazione libera. Grazie per il tuo supporto.

SOSTIENI GAS NO,GRAZIE!