Sono una donna svizzera

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Di

Caro Marco Chiesa,

sono una donna svizzera di sinistra, vorrei chiederle cosa voi dell’UDC avete in programma per liberare tutte quelle donne apparentemente emancipate, che con la complicità del nostro sistema giuridico sono sottomesse al controllo coercitivo di uomini svizzeri. 

È al corrente che aver concepito dei figli con l’uomo sbagliato anche decenni fa, ci pone in suo ostaggio con il benestare di tribunali, assistenti sociali e autorità di protezione dei minori? Lo chiedo perché sono una di loro e dal 2001, a causa di leggi che sempre di più tutelano i diritti dei padri sopra quelli delle madri, sono prigioniera di un tiranno che ha ridotto me e i suoi stessi figli sul lastrico. Ci ho impiegato quasi nove anni a divorziare, eppure ha ancora il controllo su tutti i miei soldi. Dei figli invece, si è totalmente disinteressato il giorno che non è riuscito a strapparli al mio affidamento. 

So che avete a cuore che si dia la precedenza ai cittadini svizzeri, vale anche per noi cittadine? Perché allora tutto questo lodevole impegno nei confronti di una trentina di portatrici di Burqa e Niqab islamiche, quando milioni di noi svizzere, atee, cristiane o di ogni credo, attendiamo di venire liberate dal velo invisibile del patriarcato made in Switzerland? Perché anche noi a casa nostra vogliamo sentirci sicure! 

Attendo con ansia la prossima iniziativa UDC per una reale tutela giuridica delle donne svizzere e dei loro figli contro la violenza e il controllo coercitivo di uomini svizzeri … colgo l’occasione per ringraziarla del suo impegno femminista, ora che abbiamo anche voi dalla nostra parte riusciremo finalmente a creare una Svizzera più equa.

Giulia Maria Beretta

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