TikTok… tac! E ci scappa il morto

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Se non è Facebook è Twitter e, se non è Twitter, è TikTok. Tra i social ormai sembra che facciano a gara nel voler far parlare di sé. Criticati per le loro politiche aziendali, per la gestione della privacy dei propri utenti, per l’utilizzo dei dati sensibili che ognuno di noi lascia dietro di sé navigando sul web. E, a essere finito di recente nell’occhio del ciclone, è soprattutto il social cinese TikTok. Tra gli ultimi nati è quello che più di tutti ha saputo intercettate il favore dei giovani e dei giovanissimi che, però, soprattutto se d’età inferiore ai tredici anni, non potrebbero neppure accedervi. 

Non c’è bisogno che vi dica che poi, nella realtà, non è così. Eludere i controlli è il classico gioco da ragazzi. Il limite d’età fissato non viene quasi mai rispettato, gli account sono visibili e inoltre c’è la possibilità di chattare con chiunque. Il risultato? Un campo minato in cui proprio gli utenti più fragili rischiano di finire molto, molto male. L’esempio di cui soprattutto la cronaca italiana a parlato di recente è quello di una bimba palermitana di dieci anni, morta a causa di un gioco terribile. Di una sfida folle, diffusissima tra i più giovani, chiamata Blackout Challenge che invita i partecipanti a stringersi una corda intorno al collo per provare la propria resistenza.

C’è chi però ha resistito ben oltre il consentito e non ha vinto niente, anzi. Ha perso tutto. Certo, dare la colpa solo a TikTok, non sarebbe corretto. Sarebbe francamente da ingenui. Lo dico perché se i nostri figli giocano col fuoco, la colpa non è soltanto loro. I fiammiferi o peggio la benzina da qualche parte devono averla pur trovata. Di più, a volte siamo noi stessi a volere che ci giochino. Ricordo ancora la risposta seccata di una mamma ad un commesso che le sconsigliava l’acquisto dell’ultimo modello di console, ma soprattutto di un gioco sparatutto vietato ai minori di diciotto anni per il figlio che ne aveva appena nove. 

A Firenze una donna, un’influencer di 48 anni con più di 700’000 follower, è stata accusata d’istigazione al suicidio attraverso TikTok. Sul suo profilo c’era un video in cui veniva mostrata una delle sfide folli che circolano in rete. Protagonisti del filmato un uomo e una donna mentre si ricoprono il viso, compresi narici e bocca, con del nastro adesivo trasparente, in modo da non riuscire più a respirare. Un modo per dire: “Ehi! Guarda! Io esisto! guarda cosa sono capace di fare…”, salvo poi finire per rimanere soffocati e buonanotte ai follower. 

Un filmato accessibile a tutti gli utenti, senza alcuna restrizione e il più delle volte oggetto di emulazione da parte di adolescenti o peggio bambini. Ecco perché il consiglio da sempre uno solo: mostratevi curiosi verso ciò che tiene i vostri figli incollati agli smartphone, fatelo per tutelarli dalle insidie di Internet e dei social. Assicuratevi che conoscano i rischi delle sfide online. Parlatene con loro e metteteli in guardia, perché il rischio è che poi, dopo, sia troppo tardi.

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