Trump e gli scheletri nell’armadio

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Dopo due giorni di dichiarazioni, video, foto, tweets, interviste, opinioni e argomentazioni, l’ex presidente americano è accusato di aver fatto discendere la nazione in una spirale di violenza politica.

Lo scheletro dell’accusa si basa sulla nozione che, nel corso degli ultimi anni, Trump avrebbe collegato a più riprese la politica con la violenza civile. Ha finto di ignorare e talvolta elogiato attacchi perpetrati da suoi sostenitori, finendo per trasformare il suo brand politico in un misto di retorica allarmista e minacce all’opposizione.

I Democratici asseriscono che tutto ciò è giunto a una logica conclusione questo 6 gennaio, quando una folla di sostenitori di Donald Trump è finita per prendere d’assalto il Campidoglio. Nella stessa giornata, questa folla ha ascoltato l’ex presidente mentre parlava loro di frode elettorale e della necessità di “combattere come diavoli” per porre un freno alle macchinazioni dei democratici.

Oltre questo, è stato anche fatto notare che Trump non si è pentito, ha fatto poco o nulla per fermare l’assalto e rimane una pericolosa e divisiva figura politica che minaccia la stabilità della nazione.

Per questa ragione, l’obbiettivo dei democratici non è solo far sì che Trump paghi per i suoi crimini, ma anche di giustificare legalmente una votazione al senato affinché gli venga impedito di essere eletto in futuro in qualsiasi posizione.

Ma le possibilità che questo si verifichi sono poche. Sarebbero necessari 17 voti favorevoli da parte di senatori repubblicani, impresa che pare impossibile dato che finora soltanto in tre hanno dichiarato di voler votare in tal modo. E soprattutto, non sarà possibile votare finché Trump non verrà effettivamente condannato.

La difesa repubblicana si basa su tre assunti: Il primo è che il primo emendamento garantisce anche al presidente la libertà di parola. Il secondo è che anche figure di spicco democratiche come Chuck Schumer avrebbero fatto commenti “altrettanto divisivi”. Il terzo, presumibilmente sviluppato in ottica del voto proposto di cui parliamo sopra, consiste nel dichiarare l’intero processo una perdita di tempo poiché Trump non sarà più presidente comunque.

Trump segue il processo dalla sua casa in Florida, mentre sostenitori fedeli come Ted Cruz non stanno certo nascondendo il loro disprezzo per un processo da loro ritenuto “farsesco”.

Entro la fine del weekend sapremo se Trump avrà superato un secondo tentativo di impeachment, o se la politica americana avrà aperto un’altra porta verso l’ignoto. 

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