Vittorio, ottavo re di Roma

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L’incontenibile Sgarbi ha ufficializzato la sua candidatura a sindaco di Roma, nella cornice di una Piazza Navona invasa da fans e da centinaia di capre a fare da contorno alla lupa capitolina. E dalla sua innata imbarazzante modestia è sgorgata una prima frase: “Gualtieri e Calenda? Solo io posso magnificare Roma”.

Alitava nell’aria non tanto un presagio di primavera quanto un disagio di notizia vera: Vittorio, il prepotente e lo sproloquiante, offre il suo monumentale cervello per reggere le sorti della Città Eterna. Reggere e correggere, nel caso. 

Sgarbi è giunto elegante il giusto: giacca blu e camicia celeste Magritte, cravatta color Caravaggio, pantalone grigio De Chirico.

Il vanitoso Vittorio tendente al Littorio ha arringato la folla, vantando la sua esperienza “fisica” della città e dei suoi mille monumenti unici: “Io mi presento perché sono Sgarbi…io sono un tenore, un solista, un pianista, non sono un direttore d’orchestra”.

Come sempre misurato, ispirato da quella pacatezza tipica della saggezza che impera nelle menti illuminate: oggi è giorno di santissimi proclami e non scoppierà la sua consueta aggressività verbale, per la miseria.

E lo “Sgarbismo”, il linguaggio della reiterata tracotanza e della cafonaggine, del triviale maschilismo e dei virulenti insulti, della presunzione più bieca e dell’animosità più cieca e delle smargiassate da Transatlantico se ne resterà confinato nei suoi immaginari colloqui con Leonardo Da Vinci, genio della imperfezione, preso atto che la perfezione resta incarnata, una e trina, solo nell’ottavo re di Roma .

E se a Tarquinio che era Superbo togliessero il titolo di merito, riducendolo a Superfluo?

Il futuro Reggitore della Capitale  gode del privilegio di dialogare, da pari a quasi pari, con Raffello e Michelangelo, mastica a colazione fette biscottate di futurismo e di neorealismo e trova il tempo, verso sera, di riflettere su “Il punto di vista del cavallo” e sul “Diario delle capre”.

Certi diari, forse, andrebbero rivisti.

Come certi ululati pronunciati dallo Sgarbi scatenato e inviperito.

Qui di seguito in fila indiana, ben virgolettati : 

“Di Pietro, Colombo e Davigo :assassini che vanno arrestati per associazione a delinquere volta a sovvertire l’ordine democratico” ; ” Tutta l’opera di Petrarca si potrebbe riassumere nel verso di Sergio Endrigo: dite a Laura che l’amo” ; ” Gli intellettuali sono pecore che hanno bisogno di un protettore : in Italia sono tutti vigliacchi, quindi di sinistra. Di non allineati ne conosco pochissimi” ; “Tu Busi , sei un mentecatto assoluto, sei senza cervello, sei un depensante assoluto, un pettegolo. Capra! capra! capra! ” ; ” Io odio Federico Zeri e desidero la sua morte” ; “ ( Rivolgendosi a Marco Travaglio) Siamo un grande Paese con un pezzo di merda come te, questo siamo. Siamo un grande Paese con un diffamatore abituale.” ; ” (Riferendosi al Cenacolo di Leonardo) Quella cagata di un affresco non lo si può danneggiare più di così , è già un fantasma.”

Forza Vittorio, il palazzo del municipio è a dieci pedalate di bicicletta e puoi già infilare la cartolina alla Raggi. Roma, dopo l’invasione dei Lanzichenecchi, non si merita un altro flagello di pari portata.

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