16 morti in 7 giorni, e non è Covid

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Un altro massacro e poi un altro ancora. Gli States cambiano presidente ma non la loro sanguinosa tradizione: 16 morti ammazzati in 7 giorni. Sembra che la morte, negli Stati Uniti, debba fare gli straordinari.

Leggiamo da Wired, in un articolo di qualche mese fa: 

“Un estremismo violento, straordinariamente letale nei suoi “ripugnanti attacchi mirati” messi in atto per “indurre un cambiamento ideologico negli Stati Uniti servendosi di violenza, morte e distruzione”. È la definizione di suprematismo bianco contenuta nell’introduzione all’annuale report pubblicato dal Dipartimento della sicurezza interna degli Stati Uniti, un volume di 25 pagine che tratteggia meglio di qualunque saggio il volto di una nazione divisa, disorientata e in balìa di una minaccia terroristica che questa volta arriva dal cuore della stessa America.”

Un attacco il 17 marzo in tre centri benessere ad Atlanta, in Georgia, dove un suprematista razzista ha ucciso 8 persone, di cui 7 asiatici, probabilmente sobillato dalla propaganda anticinese legata al Covid 19 (leggi qui sotto).


E il 22 marzo, un altro eccidio, con un bilancio di almeno 10 morti in un supermercato di Boulder, Colorado. Dello sparatore non si sa ancora nulla oltre al fatto che fosse armato di un AR 15 (un fucile semiautomatico prodotto dalla Armalite)*.

Il Colorado era già divenuto famoso per un altro massacro, quello della Columbine del 1999, che aveva provocato 13 morti in un liceo e dal quale Michael Moore aveva tratto il suo documentario, che era anche un accorato grido d’aiuto, “Bowling for Columbine”. Pellicola che vinse l’oscar nel 2003 come miglior documentario.

Sarà interessante ora vedere come reagiranno i democratici e Joe Biden, visto che le maggiori resistenze al proliferare delle armi vengono proprio da quella parte e che nella sua piattaforma elettorale c’era una seria allerta proprio al controllo delle armi. Numerosi sono stati i richiami in passato, anche da parte di Barack Obama, a un maggiore controllo della vendita di armi, soprattutto in concomitanza dei soliti massacri che ormai sembrano un marchio di fabbrica della travagliata nazione americana.

Più volte, nel tempo, GAS si è occupato di una piaga che è molto più profonda di quel che sembra (leggi qui sotto). 


Perché non bisogna contare solo i morti, ma anche gli effetti collaterali, che si allargano come cerchi nell’acqua di uno stagno. E non parliamo solo dei feriti, ma anche di coloro che avranno turbe psichiche per anni, o che non si sentiranno più al sicuro, di comunità lese nel loro intimo e che perdono l’innocenza. Emblematica la dichiarazione di un ragazzo che era presente all’ultima carneficina di Boulder e che diceva. “Vivevamo in una bolla, con la certezza di essere sicuri, ora questa certezza è svanita”.

L’unica certezza sono le armi, che sotto la presidenze Trump sono aumentate a dismisura e che rendono gli States una polveriera pronta ad esplodere, con in aggiunta l’incognita del terrorismo suprematista e razzista, il vero cancro con cui gli USA sono ormai confrontati.


*L’AR 15 è un fucile semiautomatico calibro 5,56 in produzione dal 1958 ed è stato replicato in più di 42 milioni di esemplari. Pesa tra i 2,7 e i 3,9 kg. È leggero e smontabile in due pezzi. Il proiettile in uscita ha una velocità di 993 m/sec, la gittata massima è di 550 metri.

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