Brasiliani, basta lagnarsi!

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Il presidente Jair Bolsonaro ha detto ai brasiliani di “smetterla di lagnarsi” del Coronavirus, in un discorso in cui criticava le misure di sicurezza intraprese dai governatori di alcune città e regioni. Il tutto accade nel mezzo di una nuova ondata, con 1200 morti al giorno di media e 1700 solo giovedì scorso.

Nel suo discorso, Bolsonaro si mantiene coerente con la sua politica in tema di pandemia: sminuire il pericolo. Dichiara il presidente carioca: “Basta lagnarsi. Per quanto tempo continuerete a piangerci dietro? Par ancora quanto tempo dovremo rimanere in casa e chiudere tutto? Nessuno lo sopporta più”.

Tra le risposte più furiose alle dichiarazioni di Bolsonaro vi è quella di João Doria, governatore di San Paolo e fin dal principio critico della politica sanitaria del presidente: 

“[Bolsonaro] è un folle, continua ad attaccare governatori e sindaci che vogliono comprare vaccini e aiutare il paese a uscire dalla pandemia”, dice Doria. “Come possiamo affrontare il problema se continuiamo a vedere morti ogni giorno? Il sistema sanitario brasiliano è al limite del collasso”.

Questo tipo di discorsi sono sicuramente scioccanti da sentire, anche se penso che gli ultimi 3-4 anni ci abbiano ampiamente preparato a cose del genere. Diventano però meno sorprendenti quando si inizia a fare una piccola analisi di come si sono comportati Bolsonaro e gli altri suoi amici della destra autocratica mondiale. Sia Donald Trump che Narendra Modi, leaders di rispettivamente USA e India, hanno seguito fin dal principio una linea simile: il pericolo non è reale, non bisogna preoccuparsi, tutto può restare aperto. Ma non solo loro, anche tanti altri, alcuni dei quali a loro molto vicini, hanno scelto retoriche simili. 

Questa grezza e sprezzante uscita da parte di Bolsonaro ci permette di riportare per un attimo l’attenzione sui veri interessi di gentaglia simile. Le parole di Bolsonaro sono, in un certo senso, le parole di chi fa campagna contro il salario minimo, di chi si oppone agli sforzi per combattere il cambiamento climatico, di chi semina odio etnico con bugie sui social media. Sono le parole di politici e politicanti che sono perfettamente coscienti delle conseguenze che il loro operato avrà sulla popolazione, ma che sono altrettanto coscienti del fatto che loro non ne saranno colpiti. Ci siamo in parte resi conto di questo durante la pandemia, proprio perché quella colpisce veramente tutti.

Alla domanda “ma perché lo fanno?” si potrebbe rispondere che sono semplicemente persone malvagie, ma la realtà è che vi sono, molto spesso, interessi più materiali sotto. Un perfetto esempio è il noto legame tra la leadership di destra liberista e élites aziendali, che ha indubbiamente spinto molte persone in posizioni di potere a fare pressione per lockdown più brevi e restrizioni meno severe. La generale opposizione all’idea di un vaccino, strizzando anche l’occhio ad antivax e altri complottisti? Un semplice modo per risparmiare sulla spesa pubblica, che così gli avanzi li dirottiamo all’esercito. 

Alla fine c’è una regola piuttosto universale: se vuoi conoscere i veri piani di uno di destra, osserva e cerca di capire in che direzione si muovono i soldi. Siamo fortunati che ogni tanto a loro scappa la parte silenziosa ad alta voce per sbaglio, come quel liberale zurighese che alcuni mesi fa scrisse un tweet lamentandosi degli investimenti  (secondo lui a fondo perso) nel curare persone anziane o obese.

Il problema con questo tipo di leadership non è puramente ideologico o economico, ma pratico. Si tratta di forze che non faranno mai gli interessi della popolazione e, come abbiamo potuto vedere specialmente in USA, India e Brasile, causeranno danni inestimabili in caso di emergenza. Vogliamo leader del genere per quando gli oceani inizieranno ad alzarsi?

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