Bruno Arpaia racconta Sepulveda

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Il gigante della letteratura (non solo cilena) raccontato da uno che l’ha conosciuto bene, di più: gli è stato amico. Bruno Arpaia.

Un titolo dedicato a Luis Sepulveda arriva nelle librerie pochi mesi dopo la sua morte. Qualcuno penserà ad un coccodrillo allungato, a un tributo postumo retorico e fondamentalmente sovrabbondante. L’autore del libro però mette subito al riparo da questi pensieri poco nobili: Bruno Arpaia non è tipo che si presta a questi giochetti, lui è davvero un tipo serio, non scrive se non vi è nulla da scrivere. E se ha messo mano a “Luis Sepulveda, il ribelle, il sognatore”, edito da Guanda, è perché ci sono un po’ di motivi. Almeno tre. Il primo è che vi sono cose che non sono mai state dette, o lette, su Sepulveda. Il secondo è che certi fatti (titoli e/o esperienze, amicizie e viaggi, e… ) vanno correlati in modalità adeguata: una biografia non è solo la somma o catena di episodi, in una narrazione ci sono un prima e un dopo di decisiva importanza, ognuno con il suo riferimento collaterale. Il terzo è che Bruno Arpaia ha conosciuto molto bene Luis Sepulveda, gli è stato amico e traduttore, e dunque possiede la conoscenza per la sequenza della narrazione con tutti i suoi risvolti.

Il libro, diciamolo, piace subito e molto. Scritto con la bravura che sappiamo, propone argomenti in grado di “prendere al volo” il lettore. A cominciare dagli scorci sul “cantiere” espressivo di Lucho (così amava farsi chiamare). Il suo legame con i racconti orali (“a voce alta”) sulla riva di un fiume o intorno ad un fuoco e la sua segreta ma incrollabile passione per la poesia (“il fiume sotterraneo che ha sempre alimentato tutta la sua narrativa“). Poi il suo piacere nel bazzicare i diversi tipi di letteratura (sempre che sia ancora accettabile questa parcelizzazione, Umberto Eco era lapidario in merito: “ci sono solo due tipi di libri, quelli belli e quelli brutti!”). Dal racconto morale, la famosa “gabbianella” ma anche la “lumaca”, al poliziesco, o noir. In questo ambito amava citare l’amico Paco Ignacio Taibo II: “la novela negra è incontro di tre necessità: il divertimento di chi legge, la sperimentazione formale e la capacità di rendere inquieto il lettore, spiazzandolo rispetto alla sua tradizionale maniera di guardare il mondo“. 

Ancora: la sua attenzione verso altre forme espressive, come il cinema (ci ha pure lavorato) e la musica (con i Modena City Ramblers si è formato un sodalizio memorabile, fatto di canzoni, partecipazioni a festival, concerti…).

Tantissimi i colleghi e amici, qui ricordati in aneddoti e, perché no?, anche in polemiche. Come ad esempio quella con l’amato collega Jorge Amado, che vistosi anteposto nella sua manifestazione per il popolo brasiliano da una rivendicazione di Greenpeace ha esclamato: “Conoco Sepulveda da molto tempo, ma ho scoperto con dolore che gli interessa più l’insalata che la classe operaia brasiliana“. Luis era così, prendere o lasciare, in merito vanno letti certi suoi approcci di conoscenza-amicizia…, che qui non riveliamo: ci basti dire che sono esilaranti.

Sempre su posizioni “sue”, vogliamo dire mai di moda, Sepulveda ha saputo anche andare controcorrente. Come quando ha commentato la morte di Pinochet, il dittatore che l’ha rinchiuso e in pratica gli ha tarpato una storia d’amore poi rivelatasi decisiva: “Da Pablo de Rokha ho imparato che l’uomo si misura dalla qualità dei suoi critici e dei suoi nemici, e nessuno di quelli che mi attaccano è all’altezza di polemizzare con me, ancor meno di essere mio nemico“. Una frase esemplare, che va interpretata anche nei confronti dei suoi sparuti dileggiatori sotto traccia (non gli è stato perdonato il successo, ricordiamolo: “il bestsellerista!” e lui ne rideva… ).

Un saggio-testimonianza, quello di bruno Arpaia, che verrà consumato da tutti quelli che, nei prossimi anni, per diletto o studio vorranno saperne di più sul grande scrittore cileno. Nel contempo mantiene oggi tutta una sua attualità ed un suo specifico. Per concludere ci piace qui citare un episodio che può ottimamente riassumere il rapporto fra Sepulveda e Arpaia. Si tratta di una dedica del primo al secondo in occasione della pubblicazione di un suo nuovo libro: “tra le cose difficili della vita ci sono: 1) dedicare un chilo di zucchero a Fidel Castro e 2) dedicarti questo libro“. Emozionante. Un bel libro, che consigliamo. 

“Luis Sepulveda. Il ribelle, il sognatore”, di Bruno Arpaia, 2021, ed. Guanda, 2021, pag. 168, Euro: 14,00. 

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