Cagnolino massacrato, e dopo?

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I miei vicini di casa hanno un chihuahua, nero, carino. Quello scappa sempre di casa e gironzola per i giardini del vicinato. A me fa ridere perché è ormai come un gatto, ramingo e vagabondo tra siepi e prati, riesce a infilarsi dovunque.

Non dà fastidio, scappa se lo apostrofi, insomma, come un gatto. Al limite il rischio è che rimanga sotto un’auto, ma il mio quartiere è decisamente poco trafficato. Per ironia della sorte, leggo oggi di un pinscher nano (poco più grande di un chihuahua) che è stato ucciso a Roveredo in circostanze simili. Scappato dalla recinzione ed entrato in una proprietà privata è stato ucciso a sassate e bastonate dal proprietario del fondo. 

Non è un mistero che le morti di animali da compagnia, uccisi in modo crudele, spesso sollevano lo sdegno della gente. Ne è stato un esempio la serie di avvelenamenti di cani, in diverse regioni del Ticino. C’è chi ci marcia, come nel caso del Mattino:


Tornando al recente fatto di cronaca, un vicino, avendo assistito ai fatti ha avvisato la polizia, che nonostante i tentativi di occultamento dell’uomo, prima tentava di seppellire il cane e poi di buttarlo in strada per simulare un incidente, lo coglieva in fallo. Il veterinario a cui è stato portato il povero animale ha solo potuto constatarne il decesso. Alcune cose danno seriamente da pensare:

Primo: l’orrore dell’atto, che in una società civile come la nostra, rende incomprensibile quello che sembra un gesto sconsiderato e sproporzionato di stizza.

Secondo: La crudeltà dell’atto. Alla maggior parte di noi risulta impenetrabile il pensiero di una persona che reagisce in questo modo alla “violazione” della sua proprietà privata. La questione rimane anche se il cane si è messo, per esempio, a scavare nell’orto.

Terzo: La cosa che però ci fa più paura, è pensare che tipo di persona può reagire così, in sprezzo della vita dell’animale in primis e senza pensare alla sofferenza che il suo atto può causare a chi quell’animale ama. Una doppia colpa, che lascia basiti e attoniti.

Come dice il padrone, che nel frattempo ha sporto denuncia(leggiamo da TIO):

“Quello che ci fa più male è che quella persona ha tolto il migliore amico a mio figlio. Lui ha quattro anni e da una settimana non ha più questa gioia. Gli è stato tolto il sorriso. Per questo voglio andare fino in fondo.”

E chi è cresciuto da bambino con un cane, sa bene che legame intimo e duraturo si crea con l’essere umano e che dramma è, spessissimo, la morte dell’amico fedele. Per questo il crimine risulta ancora più odioso.

Per aver ucciso il cagnetto, la legge prevede sino a 3 anni di carcere, che in realtà è fuorviante. Suppongo che nessuno in Svizzera si sia mai fatto 3 anni di carcere nemmeno se ha sterminato una mandria di lama. Una pena del genere viene comminata solo in caso di grave recidiva e di particolare crudeltà. Il signore rischia una multa sospesa condizionalmente.

E comunque non pretendo l’ergastolo, ma forse, per fatti come questi e per farne capire la gravità, le pene dovrebbero essere sensibilmente inasprite. Qualche giorno davvero di prigione, anche solo un paio di settimane, metterebbero la persona di fronte alle proprie responsabilità. 

Io non sono uno di quelli che vuole vedere il sangue e augura la morte a persone del genere, perché reagire così ci mette allo stesso livello se non peggio. Sono però convinto che questi casi debbano essere seguiti, anche perché chi reagisce così, siamo onesti, non ha una reazione normale ed è, a mio parere, un individuo che comporta un serio rischio per la società. 

Perché domani non è un chihuahua a sconfinare saltellando allegro, ma magari un bambino che insegue una palla.

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