Davide Longo e la sua “rabbia” noir

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È nato un nuovo grande giallista. No, c’era già anche prima, nel 2014. Adesso però, grazie a Stile Libero, abbiamo la possibilità di scoprirlo nella sua interezza: una festa.

Lo potremmo chiamare “recupero” ed è una pratica assai gradita dai lettori di gialli. Succede quando si scopre un autore, meglio ancora un suo personaggio, alla sua terza o quarta avventura e, presi dal magnetismo continuo e crescente, lo si va subito a ricercare nei libri precedenti. Il meccanismo è noto alle case editrici che, di fatti, mantengono in catalogo parecchi titoli “vecchi” e ne promuovono continuamente la ristampa. 

In questo inizio di decennio la Stile libero (indipendente costola romana della Einaudi) ha addirittura giocato di anticipo, immettendo sul mercato tre proposte di lettura in contemporanea dello stesso Autore: Davide Longo. I titoli: “Il caso Bramard” del 2014, “Le bestie giovani” del 2018 e il nuovissimo “Una rabbia semplice”, ovviamente del 2021.

Decisione giusta, bella e interessante. Perché lo scrittore torinese merita davvero, e tanto. Per le storie che racconta. Nel 2014 un Cold Case intenso, già decisivo per la caratterizzazione del protagonista: veniamo a sapere che Bramard ha perso moglie e figlia indagando su di un seral killer che … l’ha fatta franca. E ancora lo tormenta con missive pesanti. La storia inizia con un’arrampicata in solitaria notturna che pare una ricerca di suicidio: Corso Bramard si presenta così. Nel secondo titolo, “Le bestie giovani”, l’occasione è data dalla scoperta di una fossa comune che tutti ritengono orrendo reperto della Seconda Guerra Mondiale. Però … però fra le ossa c’è un bottone di jeans che non è ascrivibile all’epoca indagata e incriminata, per cui Arcadipane (il poliziotto subentrato a Corso Bramard, dimissionato per le sua situazione psicologica) si mette all’opera. Così conosciamo bene anche il secondo protagonista. Che comunque era già presente nel primo episodio e che si confronta sempre con l’ex superiore. Infine, e siamo al nuovo “Una rabbia semplice”, tutto nasce da una banale aggressione all’uscita della metropolitana. Un fatto di piccola cronaca che smuove tutta una serie di eventi-calamita . 

Queste le occasioni dei tre romanzi, situazioni che dicono qualcosa ma anche poco. Perché la vera, grande, forza di Davide Longo non sta nell’intreccio del caso da risolvere. Sta nella scrittura, nei suoi personaggi, uno più affascinante dell’altro. Parliamone.

Corso Bramard, che non a caso ha il nome nel titolo dell’esordio in noir di Longo, è stato il più giovane commissario d’Italia. Introverso, fondamentalmente ribelle, capace di intuizioni geniali ma nel contempo vittima di un “mestiere di vivere” inquietante. In sostanza è un aspirante suicida. Da quando è fuori dalla polizia insegna a metà tempo in un liceo. È un intellettuale anche un po’ disadattato, vive in un casolare isolato, legge tantissimo, sembra dominato da un’indifferenza insofferente. Ogni tanto beve fino a stordirsi. Parla per sottrazione, dice poco per fare intendere molto. Non sbaglia mai una parola, a suo modo è epico. Per il lettore è portatore di un fascino unico e prezioso.  

Vincenzo Arcadipane era il vice del commissario Bramard, poi ne ha preso il posto restandogli comunque amico e, in qualche maniera, dipendente. In parte ne costituisce la perfetta controparte. Sbaglia parole, toni e pensieri. È sanguigno. Il suo matrimonio è in coma, continua a masticare sucai (una sorta di caramella gommosa al sapore di liquirizia) e quando mette a fuoco le sue idee risulta più confuso di prima. Una volta aveva il “click” capace di risolvere tutto, un’ispirazione che arrivava non si sa come ma che tutto metteva a posto. Ora invece naviga, non sa dove. Però quando in contatto con Bramard avviene la magia. Per dirla con le parole dello stesso Longo: “Il primo è quello che ognuno di noi vorrebbe essere, il secondo è ciò che siamo“. In pratica i due sono complementari. Poi, sempre a livello di personaggi memorabili, si aggiunge nel secondo giallo una figura femminile potente, una new entry in grado di aggiungere tantissimo altro spessore: Isa, una giovanissima poliziotta che, per sintetizzare, ha bisogno di sottolineare “Non sono Elisabeth Salander“. Dunque le assomiglia molto, in special modo per come sa maneggiare i computer, senza però fare la figura della fotocopia, anzi!.

Queste le storie e questi i personaggi. 

Sopra tutto e tutti, ci piace sottolinearlo, c’ è però la scrittura. Davvero notevole. Non stupisce che, unico fra i giallisti italiani, Davide Longo piaccia a Baricco. In certi passaggi lo rasenta, in special modo quando tratta le parole come fosse un paziente farmacista di una volta. Sicuro e orgoglioso, preciso nei minimi dettagli. A nostro modo di vedere c’è Fenoglio (e non solo per il contesto geografico) e c’è un fondo di triste ironia che incanta. Se i personaggi di Longo sono fondamentalmente anarchici, malinconici e provvisti di pazzia, la sua scrittura è lucida e irrequieta. A mo’ di esempio ci piace citare questo scambio fra Bramard e  Arcadipane:

  • Chi è Jack London ?- chiede.
  • .Uno che con te non c’entra niente.
  • E con te?
  • Un po’ di più, ma nemmeno tanto. Forse con Califano, è per quello che mi è venuto in mente. 

Frasi semplici, citazioni e battute, si vede che lo scrittore torinese bazzica anche la sceneggiatura, cinematografica, televisiva e radiofonica. E del resto nella vita reale insegna anche alla Holden di Torino. I tre titoli possono essere anche letti autonomamente. Però vista la possibilità data è consigliabile farseli tutti, iniziando da “Il caso Bramard”.

“Il caso Bramard”, di Davide Longo, 2014, ed. Stile Libero, 2021, pag. 273, Euro: 14,00. 

“Le bestie giovani”, di Davide Longo, 2018, ed. Stile Libero, 2021, pag. 402, Euro: 15,00. 

“Una rabbia semplice”, di Davide Longo, 2021, ed. Stile Libero, 2021, pag. 322, Euro: 18,00. 

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