DI: inventiamo cose che già esistono

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Di

I fatti del 20 marzo li conosciamo tutti. Assembramento notturno di giovani a Cassarate, intervento della Polizia, sdegno dei municipali luganesi (almeno di alcuni), al punto che Bertini, capo dicastero polizia e vicesindaco di Lugano, proponeva un coprifuoco alle 22.00.

E nelle sue certezze repressive, paventava anche provocatoriamente l’estensione di quest’ultimo a tutto il cantone, ripreso proditoriamente dalla capogruppo leghista di Bellinzona Lelia uscio (leggi qui sotto).


Il 24 marzo, esce un comunicato governativo, che descrive l’incontro della conferenza cantonale sulla sicurezza. Un incontro al vertice tra i capoccioni capo dicastero dei maggiori comuni ticinesi (comuni polo) del capo della polizia cantonale e di Norman Gobbi. L’accento della conferenza va? Esatto: giovani, assembramenti e mascherine.

Gli intenti, sulla carta, sono sempre lodevoli, il DI intende: “…farsi promotore di un’iniziativa che affronti la situazione da angolazioni diverse e con una visione più ampia. Questo anche per trasformare il possibile contrasto tra le parti (giovani versus Polizia) in un dialogo costruttivo. Non bisogna infatti dimenticare che tra i principali compiti che la legge affida alle autorità di polizia vi è quello della prevenzione.”

Bravi, la prevenzione prima di tutto, che le manganellate nei denti, come dicevamo, servono a far rizzare la cresta a qualche facinoroso legaiolo ma lasciano il tempo che trovano (leggi qui sotto).


Il DI ci parla di strategia (bene) di coordinazione (molto bene), di mobilitazione di risorse (ottimo). Il tutto per facilitare il dialogo coi giovani. La triade, o la strategia tricefala come piace tanto a questo tipo di progetti ha le sue direttive, che sono appunto tre:

“…uniformare i principi di intervento per necessità immediate tra le varie forze di Polizia ed enti di primo intervento; incanalare, attraverso operazioni mirate e coordinate regionalmente, le energie di dissenso dei giovani verso forme non violente e applicare il principio della “community policing”…”

Bello l’inglese, a volte serve anche a gettare un pochino di fumo nelle lombarde e semplici menti ticinesi. Lasciamo perciò a Michel Venturelli, criminologo, una battuta da lui espressa sui social in merito alla questione e che spiega un po’ meglio la strategia del Dipartimento di Gobbi:

“che cos’è la “COMMUNITY POLICING” che vuole introdurre il dipartimento delle istituzioni? La Community policing non è altro che la polizia di prossimità, che esiste anche in Ticino da oltre una quindicina d’anni. 

Due le possibilità: 

1) al DI non se ne sono accorti 

2) al DI nessuno sa l’inglese

Ai ticinesi decidere quale opzione è la più probabile… 

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