Ermotti sopra il Ceo della pandemia

Pubblicità

Di

Sergio Ermotti, alla faccia delle ondivaghe erosioni e limature prodotte dalla pandemia, ha di nuovo conquistato il traguardo dell’ottimizzazione dei compensi: nell’anno 2020 la freccetta del tornaconto si è conficcata nel tondino rosso del bersaglio, facendo segnalare un guadagno di 13,5 milioni: nel 2019 il fatturato dell’ex CEO di UBS si era attestato al di sotto di una tacca, incorniciato nell’esigua cifra di 12,5 milioni.

Ribattezzato sconvenientemente da qualche invidioso mattacchione Paperon de Papermotti, il nocchiero UBS ha lasciato la direzione del suo Moloch finanziario nell’ottobre dello scorso anno e milita ora nel board del CdA del Corriere del Ticino, dopo aver passato il testimone al suo successore Ralph Hamers, gioiello della olandese Ing, nominato CEO il primo di novembre e beneficiario del  ragguardevole emolumento di 4,2 milioni di franchi.

L’uomo della strada, in genere squattrinato ma filosofo quanto basta, commenterebbe facendo notare come il cielo dei CEO, in genere, sia sempre sgombro di nubi.

Sergio Ermotti venne chiamato alla governance del ciclope del credito elvetico in un periodo di notevoli difficoltà e di discreto disorientamento e l’incarico affidatogli presentava arrembanti insidie, dopo le fortissime perdite fatte registrare da un disinvolto operatore di borsa, nell’occhio di una vera e propria tempesta finanziaria: la via maestra fu quella di un nuovo indirizzo strategico che mirava ad arginare la componente dei rischi puntando sulla gestione patrimoniale.

Correva l’anno 2011 e il top manager ticinese trovò il modo di ristrutturare dinamiche ed assetti di un colosso dai piedi d’argilla, anche con robuste spallate, riuscendo ad invertire una tendenza precaria e inquietante che forti dubbi e distruttive perplessità stava disseminando nell’immenso oceano della finanza mondiale.

La carriera del banchiere  ticinese era iniziata con un apprendistato in banca, presumibilmente egregiamente metabolizzato, per poi approdare a Merrilll Lynch, dove fu nominato co-head dei mercati azionari globali.

Molti addetti ai lavori rammentano la sua comparsata nell’universo Unicredit, dove andò a occupare  il ruolo di vice CEO ai tempi della travolgente reggenza di Alessandro Profumo, ispiratore  dell’sondazione europea del gruppo di Piazza Aulenti verso i mercati, affascinanti ma anche discretamente labirintici, dell’Europa centro orientale.

La stampa di settore aveva diffuso, non molto tempo fa, un suo possibile sodalizio con una società fondata da Andrea Bonomi.

Società quotata alla borsa di New York al prezzo di 10 dollari per azione, per una raccolta totale di 350 milioni di dollari.

Operazioni di questo genere, all’invero piuttosto complesse e non facili da comprendere quanto basta, si inseriscono nel fascinoso settore delle acquisizioni che prendono corpo attraverso un “enterprise value”: entrano allora in gioco termini tecnici che evocano forchette fra cifre fortemente divaricate fra di loro dentro itinerari di architetture assai particolari, dove il così detto network delle relazioni, delle affinità incrociate e delle convergenze congruamente interessate esige esperienza di lunga data e volpine metodologie di approccio.

Sergio Ermotti può comunque ora riprendere fiato, pensando al suo proficuo quasi decennio trascorso nella blasonata banca svizzera che vantava il “disorgoglio” di sonanti figuracce, a partire dalla crisi subprime del 2007 con uno tsunami di miliardi iscritti alla voce svalutazioni: una sonora debacle in parte medicata con l’intervento di salvataggio del governo di Berna.

Tanta acqua è da allora passata sotto i ponti e sotto i conti e se nei momenti più neri, senza la redenzione di un minimo candeggio, i clienti UBS si affrettarono a ritirare 400 miliardi di franchi svizzeri per lo squassante timore di una bancarotta, ora i tempi si colorano di tinte gioiose e pastellate.

Pensate ancora una volta alla pennellata impressionista ( che fa impressione, per intenderci) che  tratteggia un guadagno di 13,5 milioni nell’anno 2020, nella composizione sociale di un capolavoro che abbozza, accanto al super manager, pure le sagome degli introiti di un ticinese medio, mediamente perplesso nel calcolare che per arrivare a quella somma gli ci vorrebbero 1800 anni di lavoro, sabati e domeniche compresi.

Pubblicità

GAS è gratuito, perchè riteniamo fondamentale che il maggior numero di lettori possibile possa avere un’informazione alternativa rispetto alla stampa ufficiale.

Il nostro lavoro, tuttavia, comporta degli investimenti. Abbiamo scelto di non ricorrere alla pubblicità per non “sporcare” il sito con annunci pubblicitari, e mantenere la nostra indipendenza rispetto al mondo imprenditoriale ed economico. Ci sosteniamo solo tramite le adesioni dei nostri soci e le donazioni dei nostri lettori.

Se anche tu vuoi aiutarci ad andare avanti nel nostro lavoro di informazione indipendente e alternativa, puoi contribuire diventando socio di GAS oppure con una donazione libera. Grazie per il tuo supporto.

SOSTIENI GAS NO,GRAZIE!