Evviva le brioches

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Nelle ultime settimane si è parlato molto di Dpd, la società di distribuzione (essenzialmente di pacchi) succursale privata della Posta francese. Grazie a un’inchiesta di Kassensturz e all’intervento del sindacato Unia sono emerse le condizioni spregevoli di lavoro di questi “postini”.

 In realtà, nulla di nuovo. Il tema è ampiamente studiato, seppure poco conosciuto dal grande pubblico.

Chi volesse approfondire, potrebbe iniziare dal “Lavoretti” di Riccardo Staglianò ma soprattutto guardando l’ultimo film di Kean Loach “Sorry, we missed you” che non si limita agli aspetti economici, ma evidenzia soprattutto le ripercussioni sociali e morali di queste nuove forme di schiavismo, mascherate da autoimprenditorialità. Per chi non ha difficoltà con il francese o il tedesco dovrebbe poi dare un’occhiata al documentario Fast Fashion di arte.tv visibile fino a inizio giugno.

(https://www.arte.tv/fr/videos/089135-000-A/fast-fashion-les-dessous-de-la-mode-a-bas-prix/

Ma com’è possibile che nel 2021 dobbiamo confrontarci a forme estreme di sfruttamento, mentre i patrimoni mondiali di un gruppo ristretto di fortunati aumentano velocemente anno dopo anno? (Le 300 persone più ricche del pianeta, hanno lo stesso patrimonio della metà della popolazione mondiale – 3,5 miliardi – più povera). Dov’è finita l’etica del lavoro, le lotte sindacali, l’ideologia liberale dell’economia (quella di J.S. Mill), la socialdemocrazia? 

Dov’è finito il movimento politico del dopoguerra che ha permesso di sviluppare lo stato sociale, la solidarietà, la scuola pubblica, i sistemi sanitari nazionali, i salari reali in crescita, le settimane di vacanza pagate?

Semplice: sono stati in gran parte smantellati dall’ideologia neoliberista. Dapprima tramite la globalizzazione che ha eliminato molti posti di lavoro qualificati nei paesi industrializzati e poi sopprimendo la contrapposizione politica, essenziale per il processo democratico. Oggi a dominare è il pensiero unico che possiamo riassumere nel motto “ognuno per sé”, gestito dalla tecnocrazia.

Quanti di voi nell’ultimo anno ha effettuato comande online? Faccio una stima: il 95%.

E da dove avete fatto l’ordinazione? Da Amazon, l’azienda che occupa 1,2 milioni di lavoratori, dei quali la grande maggioranza sottopagati, ma soprattutto che tramite strategie mirate di dumping sui prezzi ha eliminato la concorrenza, diventando il più grande monopolista della storia del capitalismo.

 Oppure avete visto su Zalando (o Zara o altro) un bel vestito a un prezzo incredibile, che vi è stato consegnato a casa gratuitamente e che se non vi soddisfa potete rinviare al mittente senza problemi? Il documentario di Arte vi spiega che molto probabilmente questo vestito è stato cucito in Inghilterra da lavoratori che guadagnano 3 euro l’ora, o in India in fabbriche che stanno inquinando intere regioni del paese. Ma vi spiega anche che il vostro pacco, assieme a tutti gli altri, contribuisce per oltre al 20% dell’inquinamento dovuto ai trasporti.

Forse sarebbe ora di chiederci se possiamo fare qualcosa? Difficile. Gli esperti del settore della moda ci dicono che il processo è irreversibile e che nel prossimo decennio il settore miliardario della moda – in particolare quella della Fast fashion – aumenterà di un altro 60%. 

I nostri comportamenti sono ormai pilotati dagli influencer di Facebook o Instagram che guadagnano fior di bigliettoni consigliando ai loro seguaci cosa fare e come comportarsi. (Già il fatto che abbiamo bisogno di un “influenzatore” – parola orribile – che non mi sembra brillino per spessore intellettuale, la dice lunga sul punto a cui siamo arrivati). 

E qui infatti incontriamo l’altro grande monopolista, forse il più pericoloso. Sto evidentemente parlando di Facebook (a proposito, pur essendo un più che sporadico utilizzatore di Facebook, ho appena deciso di cancellarmi e quindi non potrò più leggere i vostri eventuali commenti) che sta plasmando il pensiero unico, certamente non raffinato e profondo. Ma non potrebbe essere che così, perché il popolo non deve pensare. Questo mi fa ricordare la famosa frase di Maria Antonietta: se non hanno più pane che mangino le brioches, che possiamo riscrivere: se sono poveri o lo stanno diventando diamogli un influencer o un vestito a 19.90. 

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