Fatevene una ragione

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Avevo 19 anni e qualche giorno quando ho lasciato il mio paese, Castellammare del Golfo. Lì per tutti ero “u masculazzu”, il maschiaccio!

Perché alcuni ero un errore, per altri un pettegolezzo sulla bocca di molti. Per pochi ero Cathy, semplicemente me stessa, o semplicemente quel che ero.

È per questo che sono arrivata a Bologna. Per non sentirmi più un errore. Qui a nessuno interessava chi amassi. Chi baciassi. Per chi provassi attrazione.

Ieri a Sanremo è questo che è avvenuto.

Achille Lauro ha semplicemente dato un bacio a un altro uomo. Cosa toglie, o aggiunge, quel bacio a una persona etero?

Nulla.

Eppure oggi è tutto un parlare di “lobby gay”, “dittatura del gender” e bla bla bla.

Mario Adinolfi su Twitter ha parlato di “ammucchiata gay” (perché i gay, si sa, fanno solo ammucchiate!). Ha vaneggiato di “lobby di Rocco Casalino” che infesta la Rai, di rivendicazioni gender fluid per i fiori dati agli uomini.

Mentre Simone Pillon, ha pubblicato una foto in cui sostituisce la parola “Sanremo” con “Gay Pride”. Dicendosi stanco di vedere il festival trasformato in un megafono per le “follie gender”. Perché per loro un bacio, o un fiore a un uomo, è una “follia gender”.

E la sento nuovamente quella sensazione che provavo vent’anni fa, quel retrogusto amaro di chi passa la propria esistenza a voler far sentire “sbagliati” gli altri.

Ma caro Pillon, caro Adinolfi, di sbagliato c’è solo discriminare, battersi contro i diritti e l’eguaglianza, contro l’amore e la felicità.

Questa è l’unica follia. Raccontare che qualcuno è sbagliato perché è come è. Perché il mio orientamento sessuale, non l’ho scelto, come non si sceglie il colore della pelle.

Per cui, con fierezza, oggi e sempre gli dico: noi persone gay, lesbiche, bisex, trans, queer, esistiamo.

Fatevene una ragione.

Fatevene una ragione.

Cathy La Torre, avvocatessa

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