Grandi navi fuori da Venezia

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Giovedì 25 marzo Venezia ha spento le sue prime 1600 candeline. La città dei Dogi venne fondata il 25 marzo del 421 con la posa della prima pietra della chiesa di San Giacomo di Rialto. Milleseicento anni di “storia, innovazione, integrazione, accoglienza e bellezza”, ci ha tenuto a ricordare per l’occasione il sindaco della città lagunare. Un anniversario importante che coincide con una decisione importante e attesa da tempo. È infatti di questi giorni il divieto per le grandi navi di transitare per la laguna di Venezia, con tutti i rischi e le conseguenze del caso.

Per il momento le grandi navi da crociera attraccheranno a Porto Marghera. Sarà una soluzione temporanea, per far sbarcare i turisti dando loro la possibilità di visitare Venezia e le sue bellezze. Le calli, i canali e le piazze, a partire da piazza San Marco, in modo rispettoso per la città. Stando alle intenzioni espresse in un comunicato dai ministeri competenti, la decisione si è resa necessaria per “proteggere il patrimonio storico e culturale” di Venezia, che appartiene “non solo all’Italia ma a tutto il mondo”. 

Sono stati in molti coloro che, in più occasioni, in passato hanno denunciato i rischi legati al passaggio delle grandi nave comportava a partire dall’ impatto negativo sull’ecosistema della laguna e sulla sicurezza infrastrutturale degli edifici della città. Primo fra tutti lo street artist Banksy che tempo fa, durante la Biennale, si è fino un ambulante e ha costruito una bancarella in cui ha messo in mostra una delle sue provocazioni. Una serie di quadri dipinti a olio che, insieme, andavano a formare un’immagine della laguna invasa da una gigantesca nave da crociera.

 “Sto preparando il mio stand alla Biennale di Venezia. È il più grande e prestigioso evento d’arte al mondo. Ma per qualche ragione non sono mai stato invitato”, aveva poi commentato Banksy su Instagram. Eppure il transito giornaliero di navi da oltre 40’000 tonnellate è rimasta per parecchi anni una questione aperta e in più di un’occasione si è sfiorato il disastro. Un disastro temuto e annunciato che quasi miracolosamente, per fortuna, non si è mai verificato. 

Del resto immaginare che queste città del mare potessero navigare in canali che sono stati realizzati per gondole o barche a vela era pura follia. Ma si sa, pur di accontentare le grandi compagnie di crociera facendo i soldoni con il turismo, per decenni si è deciso di chiudere un occhio e permettere uno scempio che ha avuto un prezzo anche in qualità di vita dato che, per anni, l’inquinamento da polveri fini di Venezia è stato paragonabile a quello di una grande città di terra intasata dal traffico automobilistico. 

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