Hans Tuzzi: Una Milano così non si è mai letta

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Una Milano così non la si è mai letta. Hans Tuzzi continua la sua storia della capitale del nord: con classe e sensibilità, cultura e originalità. Catturando una volta di più il lettore.

Chi è Hans Tuzzi? Adriano Bon, risponderanno gli appassionati. Da quando Umberto Eco ne ha rivelato l’arcano (Umberto Eco!), non è più un mistero l’identità di questo scrittore che ama firmarsi con un nom de plume preso da Musil. D’accordo, ma Hans Tuzzi è anche l’autore di quella “speciale e particolare” storia contemporanea di Milano, nel periodo che va dagli Anni di piombo fino al termine della seconda Repubblica. Un percorso in cui viene messo a fuoco lo svilimento di una civiltà. E così, libro dopo libro e romanzo dopo romanzo (“con delitto” sottolinea Bon, che non ama particolarmente la qualifica “giallo”) questo viaggio letterario e politico continua ad affascinare un numero crescente di lettori.

Ma torniamo alla domanda iniziale. Hans Tuzzi è anche l’autore di saggi di bibliofilia (lui è un collezionista raffinato, da qui la conoscenza e amicizia con Umberto Eco), e scrittore di “romanzi-romanzi” (“Nessuno rivede Itaca”, il suo ultimo titolo, del 2020), di saggistica letteraria, e di gialli storici (con il ciclo dedicato a Neron Vukic). Infine ma non da ultimo Hans Tuzzi è stato il protagonista di uno degli appuntamenti più affascinanti dell’ultimo Festivaletturatura, l’edizione andata in onda con il Covid. Agli appassionati consigliamo una rapida ricerca in rete (basta digitare il nome dello scrittore e “Mantova 2020”): davanti a pochi distanziati spettatori sul palco troviamo Adriano Bon che intervista … Hans Tuzzi. Una performance davvero interessante, che fa venire una gran voglia di leggere.

Magari il suo nuovo libro, capitolo della serie “Norberto Melis” da pochi mesi è in libreria. “Nella luce di un’alba più fredda” è ambientato a Milano a pochi giorni dal Natale 1990. Il tutto prende spunto da una morte anomala: nel gelido inverno meneghino viene ritrovato su di un marciapiede il cadavere di un anziano, ucciso da un avvelenamento. L’identificazione, era uno scommettitore compulsivo con qualche precedente per truffa, lascia intendere un regolamento di conti nel giro degli ippodromi. Solo che, quasi in contemporanea, vengono rivenuti altri due cadaveri di due vecchiette, lontane per domicilio ma identiche per il tipo di morte: avvelenamento. Il nostro protagonista, oramai vicino alla pensione (e… ahinoi, alla sua serie), viene esonerato dal caso. Lui può tranquillamente occuparsi della morte di un avvocato e della sua occasionale accompagnatrice: è un lavoro che si può fare “con la testa”, a livello stanziale in ufficio. Solo che… 

E qui, per il lettore di Tuzzi, inizia il bello. Che non è (soltanto) nella risoluzione del caso, bensì nel tipo di lettura e interpretazione della realtà che Melis propone. Nel suo modo di stare a sentire i diversi attori in scena, di auscultare quei segni inquietanti che la società inizia a lasciar trapelare. Siamo ad un nuovo uovo del serpente, quello che in controluce lascia intravedere il serpente che sarà. Lui, Melis, appartiene a quella minoranza “laica ma non marxista, liberale ma antifascista, pragmatica ma retta”, portatore di un proprio “tribunale della coscienza” severo, una idea politica che in Italia non ha mai avuto riscontri (e che manca!, sembra aggiungere Tuzzi). Con un’eleganza intransigente ed un’ironia che confluisce nel caustico, il tutto supportato da una cultura enorme, la narrativa di Hans Tuzzi è davvero sopra la media generale. Induce alla riflessione, propone visioni originali e interessanti, cedendo mai alla caduta di stile. È sufficiente una citazione per rendere l’idea: 

Mai una volta che un cibo si bruciacchiasse dimenticato sul fuoco, mai una volta che il sarcasmo delle frasi o la loro esattezza lessicale e sintattica venissero incrinati da un mòcolo, da un anacoluto, così vivi nella loro occasionale trasgressione“.

Un grande, Hans Tuzzi, o Adriano Bon. Seguirlo nella sua storia della serie Mellis apre a percezioni nuove e necessarie sulla realtà di oggi. Anche in queste pagine dove trapela quasi una malinconia personale e soprattutto una rabbia latente. Come se, la Milano già capitale morale non solo se la sono bevuta ma, una volta toccato il fondo, stanno continuando a scavare. Siamo all’inizio degli Anni Novanta e già si sente, giorno dopo giorno in maniera crescente, il rumor di manette (Mani pulite) e lo scalpitare dei nuovi Barbari (B&B, canottiere e cene eleganti). Vedremo così dirà il nuovo e purtroppo conclusivo “romanzo con delitto” con Norberto Melis, ovviamente firmato Hans Tuzzi. Non vediamo l’ora, magari per ricominciare da capo e rileggercelo tutto. 

“Nella luce di un’alba più fredda”, 2021, di HANS TUZZI, ed. Bollati Boringhieri, 2021, pag. 200, Euro: 15,00.

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