Il diavolo attorno a noi

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“La pazienza del diavolo”, di Roberto Cimpanelli. Un nome mai visto in libreria ma da qualche parte già conosciuto ? Ebbene sì, è anche sceneggiatore, produttore e regista.  Un esordio interessante, il suo.

Il diavolo del titolo è un serial killer che, deluso dalla “giustizia ufficiale”, se ne va in giro per Roma a caccia di un certo tipo di criminali: autori di crimini inenarrabili (pedofili, assassini et… simili), eppure in giro liberi come l’aria, dopo aver fatto poca galera o addirittura niente. Il diavolo però è paziente e, uno a uno, va a punirli tutti: con un fucile da sub.

Ermanno d’Amore, il protagonista del romanzo di Roberto Cimpanelli, è un uomo tormentato. Vive male perché molto tempo prima, quando era poliziotto, qualcosa gli è andato decisamente storto. Ora fa il libraio, ha ritirato l’attività paterna, ma il peso  sulla coscienza è rimasto tutto: va dallo psicanalista, si stordisce con una vita sessuale compulsiva eppure … niente, il male di vivere persiste. Non bastasse questo, eccolo destinatario di una serie di missive (dvd con filmati) devastanti, il diavolo vuole documentare proprio a lui il suo senso di giustizia ritrovato. A lui e a Walter, poliziotto ancora in azione (si fa per dire, appartenendo alla categoria degli annebbiati), ai tempi del crack mentale di Ermanno, suo grande amico. Volendo o meno i due si ritrovano costretti ad una nuova indagine, proprio loro che si sono lasciati con il timbro della sconfitta, o fallimento, molti anni prima. 

L’esordio di Roberto Cimpanelli, noto regista (“Baciami piccina” e “Un inverno freddo freddo”) gioca su molti piani narrativi. C’è tantissima azione, dialoghi serrati, narrazioni crude e dirette, ricerca di empatia con i personaggi, suspence non priva di horror: in pratica è un film. Il lettore non fa alcuna fatica nel “vedere” tutto quel che accade nella storia. Certo ci sono molte, moltissime, citazioni del genere (gli amati Poe, Simenon e Chandler… ma anche Balzac e Rimbaud) e parecchi riferimenti alla settima arte (Dario Argento, per forza, e … Woody Allen): tutti ingredienti cucinati nella modalità migliore. 

Forse non sarà Grande Letteratura ma il lettore resta incollato alla trama. E non importa se, più o meno a metà libro, già si presume l’identità del colpevole. Anzi è un merito in più della scrittura di Cimpanelli, che si fa amare per quello che è. Le domande di fondo (ci si può sostituire alla giustizia ? è possibile liberarsi dal passato ? l’amicizia è valore negoziabile ? il bene e il male sono intercambiabili ?) trovano uno sviluppo interessante e qualche tentativo di risposta. Come è giusto che sia.

Molto belle le pagine dedicate alla libreria, ai tentativi della libraia segretamente innamorata del proprietario Hermann (è stato battezzato in onore a Melville) di renderla moderna, cioè punto di incontro e aggregazione. A chi scrive più che l’azione è piaciuta molto la caratterizzazione dei personaggi, la loro storia, il loro stare “dentro” la narrazione con quel rapportarsi denso di chiaroscuri. Uno scrutarsi originale, che va in collisione con la truculenza di certe scene per scavare nella coscienza individuale. Molto apprezzata infine l’autoironia distaccata di Cimpanelli. All’inizio:

 “In Italia ci sono più scrittori di gialli che lettori, vuoi che vada aggiungermi al mucchio di dilettanti ?” E in un’intervista su Cooperazione (nr. 11 2021): “La Marsilio vorrebbe una trilogia: con i miei tempi di scrittura il terzo titolo uscirà postumo“. 

Un valore in più. E’ sempre un buon segno quando uno si ride addosso.

“La pazienza del diavolo”, 2021, di ROBERTO CIMPANELLI, ed. Marislio, 2021, pag. 448, Euro: 18,00.

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