Il mattoncino Lego fa un boom da Covid

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L’effetto della pandemia e dei forzati lockdown, oltre che trinciare pervicacemente i santissimi da troppo tempo, evidenzia qualche sporadico effetto positivo come l’incredibile boom di vendite per la Lego, mamma dei mitici mattoncini che sono forse stati la scintilla della vita sulla Terra, ancora prima dell’acido nucleico.

Questo stramaledetto periodo di Coronavirus ha conferito un incredibile impulso alla cosiddetta stay-at-home economy, attraverso un strabordante eccesso di domanda di videogiochi, e-commerce e servizi vari di streaming che hanno scalato montagne fatte di budget sempre più impervi e regolarmente frantumati, in una traiettoria di crescita esponenziale che molto probabilmente non tenderà a stemperarsi più di tanto dopo la dirompente crisi sanitaria.

Ma in questo fagocitante mercato, udite udite, primeggia anche un prodotto così tradizionale da poter essere definito uno dei più vetusti, datati e fedeli compagni di gioco: il mattoncino della Lego.

L’azienda danese ha comunicato lo spiazzante risultato delle vendite relative all’anno 2020: l’incremento si attesta su un eclatante +21% rispetto alla gestione precedente.

Sempre nello scorso anno i ricavi sono lievitati del 13%  cifrando 5,88 miliardi di euro mentre l’utile canta “il refrain del divora mercato” denunciando la cifra di 1,33 miliardi: un importo magico quanto i poteri di Harry Potter  ed esteso quanto l’esercito dei fascinosi Duplo destinati al Quadruplo. 

Niels B. Christiansen, amministratore delegato della società, ha definito la performance largamente soddisfacente, sottolineando “la rilevanza senza tempo del mattoncino Lego” . Il numero dei visitatori del sito dell’azienda danese è quasi raddoppiato rispetto al 2019, anche grazie alla quasi maniacale attenzione concentrata sulle innovazioni dei giochi, sulla digitalizzazione e sulla inarrestabile espansione di una rete retail multicanale.

Nel corso dell’anno 2020 sono stati aperti 134 nuovi punti vendita, 91 dei quali in Cina.

E proprio lo sconfinato mercato asiatico risulta il più famelico di offerte estrose ed eccentriche, di creazioni robotizzate e magari strambe all’eccesso.

Già me lo vedo l’appassionato drogato cinese “legomane” sino al midollo mentre gesticola, urla stridulo e indica la manovra al TIR approdato nel suo giardino, stracolmo di mattoncini coloratissimi.

E’ il primo dei mille carichi che gli serviranno per replicare la Grande Muraglia, a futura memoria. 

E già i pupazzetti Hero Factory sono stati relegati nel dimenticatoio di una oscuro sgabuzzino: le idee avanzano travolgenti e l’impazienza scalpita nell’irrequieta aspettativa di una monumentale opera.

Indistruttibile, resiliente e proiettata verso l’eternità: altro che palle, anche se il vicino di casa scuote il capo e sussurra, con aria perfida, un velenoso “Dura Ming…”. 

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