La forza della poltrona

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Ve lo ricordate il Salvini che urlava contro la dittatura sanitaria?

Bene, adesso scrive che il lockdown che inizia domani (perché è un lockdown, anche se nessuno lo chiama così, come se cambiandogli nome la faccenda fosse diversa) è “l’ultimo sacrificio” e che “risorgeremo dopo la Santa Pasqua”.

Cioè: lui fino alla settimana scorsa andava in piazza a protestare assieme ai ristoratori per chiedere al governo (cioè a lui stesso) di aprire i ristoranti pure la sera, e oggi chiudono tutto.Non solo la sera, sempre.

Però, adesso (una settimana dopo, lo ricordiamo) è diventato “un sacrificio necessario”. E i famosi dpcm di Conte che “scavalcavano il Parlamento” – “È DITTATURA!”?

Draghi ha fatto prima un dpcm e poi un decreto legge, scavalcando il Parlamento (giustamente, perché bisogna fare in fretta).

Ma adesso “è necessario”.

E le mascherine all’aperto?

Prima erano una cosa stupida e senza senso, adesso vanno benissimo. Salvini si vantava di non metterle neanche al chiuso, fino a qualche mese fa, figuriamoci.

E il MES?

Quello che Renzi e Italia Viva chiedevano a Conte e ritenevano ASSOLUTAMENTE NECESSARIO per seguitare ad appoggiare il governo?

L’ha chiesto, Draghi? No. Ma adesso non c’è problema. E se glielo chiedi ti rispondono: MES‎دراجي هو برنامجنا (Draghi è il nostro MES).

E i “ristori”?

Anche loro hanno cambiato nome, come il lockdown, ora si chiamano “sostegni”. E arriveranno ad Aprile.

La verità è che Draghi, dal punto di vista sanitario, sta facendo esattamente quello che faceva Conte. Uguale. Che poi è quello che chiede il Comitato Tecnico Scientifico. Anzi, avendo una maggioranza più ampia e piena di gente che farebbe di tutto pur di non dover rinunciare a gestire i soldi del recovery fund, è persino più duro e intransigente nelle scelte (Conte non avrebbe avuto i numeri in Parlamento per fare questo ennesimo lockdown, probabilmente).

Ma adesso, come per magia, tutte le cose che prima facevano urlare gli imbecilli alla “dittatura sanitaria” e al “governo di incompetenti” sono diventate giuste, sensate, necessarie.

E lo sono, eh. Senza dubbio.

Ma non so se vi stiate rendendo conto di quanto sia patetico, ridicolo, tutto questo.

Emiliano Rubbi, produttore discografico, compositore e sceneggiatore

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