La guerra delle galline martiri

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Ci sono guerre maledette, dove a pagare sono sempre gli stessi. Conflitti dove i contendenti corrono come polli senza testa sull’aia in preda al panico. Sono in molti a lasciarci le penne. Ma chi siamo poi noi in fondo, per mettere il becco in conflitti che non ci riguardano?

È il caso di Pordenone, in Friuli. Uno dei teatri, il Friuli e la Venezia Giulia, di una delle più grandi ecatombi militari del secolo scorso. Il famoso fronte sull’Isonzo, Caporetto, la guerra di sfinimento sul pizzo Badile, le fosse comuni tra le doline del Carso.

In questo teatro, che raccoglie la dolente memoria dei caduti del secolo scorso, tra austriaci e italiani, è avvenuto un efferato attacco terroristico, proditorio e immotivato. Un pollaio di galline innocenti, è stato fatto segno di colpi di cannone da parte di un blindato dell’esercito italiano.

Non è uno scherzo, ma triste realtà: il carro armato, insieme ad altri tre compagni, era impegnato in un’esercitazione in un campo di tiro delle forze armate presso il torrente Cellina, che probabilmente da domani sarà ricordato col triste nome (rievocando il massacro) di “Fried cicken blood creek”.

Secondo la ricostruzione, a cui siamo liberi di credere o no, il blindato sbagliava mira, colpendo così il manufatto adibito a ricovero per il pollame, uccidendo sul colpo una ventina di galline. Leggiamo la triste cronaca dall’Huffington post: 

“…Ad accorgersi dell’incidente, avvenuto ieri, sono stati stamani i titolari dell’azienda agricola, che si trova alle porte del paese, i quali non riuscivano a darsi una spiegazione del danno al capannone e del decesso delle galline. Così hanno chiesto ai Carabinieri della Compagnia di Spilimbergo di intervenire e solo dopo le forze dell’ordine hanno collegato gli elementi di cui erano in possesso. (…)

Le indagini della Procura di Pordenone dovranno chiarire perché il “Blindo centauro” ha sparato in direzione del centro abitato, visto che l’area riservata ai tiri si trova in direzione opposta.”

Non ci si capacita di come un carro armato dell’esercito, che non spara proprio confetti, abbia sbagliato mira al punto da tirare nelle direzione opposta rispetto a quella usuale di tiro. Un po’ come se voi andaste a fare il tiro obbligatorio sparando verso l’entrata del poligono invece che verso le sagome.

L’amarezza comunque rimane. Non ci è dato sapere quando e in che forma avverranno le esequie degli sfortunati volatili. Un’ecatombe pennuta, un eccidio difficile da dimenticare di innocenti fagianidi, il sacrificio inutile e doloroso di pollame innocente. Se non sappiamo nulla delle inumazioni, di certo avverranno al canto del gallo, quando il sole sorge per dissolvere la bruma sulle pianure del Friuli, già così devastate dalle guerre passate.

A noi non resta che un doveroso omaggio, ricordando questi caduti ogni volta che faremo del pollo al forno e ogni volta che l’aroma delle succulente carni, ci porterà al tragico ricordo di membra devastate e di alette carbonizzate. Un epitaffio inciso nella pietra, sarà forse l’ultimo addio di questi pennuti periti per sbaglio, la cui memoria si perderà nel tempo:


“Non la sterilità del pianto

Alle sacre ovaiole martiri del dovere

Vittime di orrendo sacrificio

Inconsapevoli mangiatrici di granaglie

utili riserve commestibili della patria.

Ma celebrazione e lode

Per le animatrici di operose cucine.

L’Italia

Reverente e orgogliosa

Pose questa lapide per le sue figlie pennute

E per le uova che mai vedranno la luce.

Ai posteri il ricordo per costruire una patria migliore

E una migliore mira per i cannonieri”

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