L’acqua che verrà

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Ieri si celebrava la Giornata Mondiale dell’Acqua. Quell’oro blu che, tutti noi nati e cresciuti lì dove ancora basta aprire un rubinetto per farlo sgorgare copioso, troppo spesso diamo per scontato. Questa cosa però non vale per quasi un miliardo e mezzo di persone. Ci sono 450 milioni di bambini che vivono in aree della Terra in cui l’acqua scarseggia. E non c’è rubinetto che tenga. Purtroppo, nel mondo, un bambino su cinque non ha abbastanza acqua per soddisfare i propri bisogni quotidiani. L’Unicef ci dice che questa è la regola in più di ottanta paesi.

E c’è poco da stare allegri pensando agli scenari futuri in cui il surriscaldamento climatico globale non farà che peggiorare le cose. Di acqua dolce ce ne sarà sempre meno. Non per nulla il tema scelto quest’anno per la Giornata Mondiale dell’Acqua è stato proprio il legame tra l’acqua e i cambiamenti climatici. Un legame strettissimo. Ma anche un’ottima ragione per ridurre lo spreco di acqua, per cambiare abitudini e atteggiamento nei confronti di uno tra i beni più preziosi che abbiamo, indispensabile per la vita sulla Terra e che troppo spesso sottovalutiamo. 

La Svizzera ha accesso al 6 percento dell’acqua disponibile in Europa e ognuno di noi consuma 300 litri di acqua pro capite al giorno. La buona notizia è che malgrado il costante aumento della popolazione, dalla metà degli anni Ottanta, il consumo di acqua potabile in Svizzera è gradualmente diminuito per via di una maggiore attenzioni nei confronti del risparmio idrico. Eppure il margine di miglioramento è ancora ampio, soprattutto se pensiamo che un terzo dell’acqua potabile che utilizziamo finisce nello scarico del wc. E se un tempo l’acqua del sottosuolo era incontaminata, oggi, non è più così.

Nitrati, farmaci e residui di pesticidi ci danno la misura dello sfruttamento agricolo in atto e di come, in nome della produttività, ci si spinga talvolta ben oltre il lecito producendo dei veri e propri disastri. La contaminazione e la mancanza di acqua incidono ovviamente sulla salute delle fasce della popolazione più fragili. Ogni giorno, più di settecento bambini che hanno meno di cinque anni muoiono di diarrea. E quando si ammalano di diarrea, non sono più in grado di assorbire i nutrienti necessario per una crescita corretta. Così sul lungo periodo tutto questo ha un impatto devastante sullo sviluppo fisico e mentale di questi bambini. 

Ecco spiegato perché il diritto all’acqua è un diritto sacrosanto. Che riguarda tutti. A qualsiasi età. Un diritto sancito dalla Dichiarazione universale dei diritti umani, un’estensione del diritto alla vita. “È ormai tempo di considerare l’accesso all’acqua potabile e ai servizi sanitari nel novero dei diritti umani – si legge nella carta dell’Onu – definito come il diritto uguale per tutti, senza discriminazioni, all’accesso ad una sufficiente quantità di acqua potabile per uso personale e domestico – per bere, lavarsi, lavare i vestiti, cucinare e pulire se stessi e la casa – allo scopo di migliorare la qualità della vita e la salute.”

In buona sostanza ogni nazione dovrebbe dare priorità all’uso personale e domestico dell’acqua, al di sopra di ogni altro uso, assicurando a tutti una quantità sufficiente di acqua che sia di buona qualità, accessibile economicamente e a una distanza ragionevole da casa. Premesse che in molti casi non vengono rispettate. Al contrario sempre di più l’acqua rischierà di essere all’origine di conflitti regionali e, così come già succede in California dove è stata addirittura quotata in borsa, al centro di speculazioni finanziarie che pensando al futuro non porteranno a nulla di buono.  

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