Liberali, i giovani sono come le pantere…

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Il PLR chiede al Consiglio di Stato luoghi dove i giovani possano incontrarsi fisicamente. L’idea di per se stessa non sbagliata, cozza a mio parere con una serie di considerazioni che devono tenere presente il mondo giovanile.

Anche io sono stato giovane. E se mi avessero detto di incontrarmi coi soci in un capannone o in una palestra offerta dal Cantone, dal comune e dai liberali mi sarei messo a ridere. Forse complice la mia riottosità nell’indulgere in divertimenti organizzati dalle autorità.

D’altronde l’adolescente tipo immaginato dalla società liberale, è quello che a diciott’anni studia già da avvocato a Friborgo con ottimo profitto e allora il discorso calza.

Non dico che la mia realtà sia la sola, ci sono anche giovani che si incontrano in parrocchia o all’oratorio, che sono negli scout e che si trovano alle riunioni dei giovani liberali. Ma se si pensa di mettere la ganga del Cassarate e i loro amici in uno spazio, con distanze di due metri, mascherine e drink analcolici, senza essere un esperto di pedagogia, la vedo grigia. Lo stesso che mettere un branco di ghepardi in un stanzino delle scope.

Mi scusino i liberali, gli stessi in fondo a cui appartiene Michele Bertini, che oltre al pugno duro, prevedeva il coprifuoco alle 22.000, ma anche la logistica di questa operazione sembra difficile e il sapore di propaganda elettorale sale alle nari come quello di una costinata in agosto (leggi qui).


I liberali scrivono:  “La cronaca degli ultimi giorni ci dimostra come il bisogno di riappropriarsi della normalità sia istintivo e trasversale. Il raduno alla foce di Lugano, per esempio, è un segno che non possiamo leggere come una semplice sfida all’autorità, ma come l’espressione di un malessere comune che trova sfogo e conforto nell’aggregazione sociale. La presenza di pochi,

pochissimi facinorosi non possono consentire a nessuno di liquidare questi fenomeni collettivi come illegali nel loro complesso, e quindi da reprimere o disperdere. Soluzioni ancor più incisive nelle libertà individuali – nonché nella normalità di qualsiasi giovane – sono evidentemente non solo inadeguate, ma anche controproducenti per l’escalation che innescano”.


Beh, sarebbe il caso, appunto, di mettersi d’accordo con Bertini, étoile liberale che si appresta a lasciare il firmamento, che invece scriveva:


“Se si vuole davvero essere incisivi- se cioè l’autorità dovesse decidere che l’aspetto sanitario e istituzionale deve essere garantito,- bisognerebbe mettere un coprifuoco alle 22. Ma non solo a Lugano, perché non è un problema prettamente luganese e perché se si facesse solo in città i giovani si ritroverebbero in qualche altro comune. Il coprifuoco dovrebbe essere fato a livello cantonale.”


A tenere compagnia a Bertini, anche Lelia Guscio, capogruppo leghista del Consiglio comunale di Bellinzona, che per extrema ratio, propone anche lei un salvifico coprifuoco. Quella liberale, dicevamo, è personalità bicefala che con grande sofferenza, immaginiamo, tende ai giovani quella stessa mano con cui poi si appresta a tirar schiaffoni. All’uopo, i liberali chiedono al Cantone spazi (piazze, parchi, foce) dove portare i ragazzi. Che è poi un po’ quello che già succede. Dunque come dovrebbe funzionare? Il tutto sotto controllo statale? Cioè, non si capisce cosa vogliano esattamente i liberali. Vogliono quello che in fondo già succede, ma si suppone con dei controlli, che è quello che è poi successo. Difficilmente le cose sembrano conciliarsi, ma soprattutto, come dicevamo, difficilmente ci immaginiamo il cantone dare seguito alla boutade liberale, che non sembra avere basi molto solide dal punto di vista organizzativo e logistico. 

E poi, come già diciamo in un nostro podcast usando le parole di Jovannotti: 

“Perché i ragazzi non si fanno vedere

Sono sfuggenti come le pantere

E quando li cattura una definizione

Il mondo pronto a una nuova generazione…”

E difficilmente si raduneranno nel parchetto liberale bevendo succo di lampone a due metri di distanza.

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