L’odissea degli afronauti

Pubblicità

Di

Ebbene sì, l’ultima parola del mio titolo non è un errore. Il termine è stato coniato nel 1960 da Edward Makuka Nkoloso, membro della resistenza Zambiana nella lotta al colonialismo e fondatore dell’Accademia dello Zambia per le scienze, la filosofia e la ricerca spaziale.

La storia che voglio raccontarvi è profondamente legata a Nkoloso. Dopo aver combattuto nella Seconda Guerra Mondiale come coscritto per un reggimento Rhodesiano, tentò di aprire una scuola che fu prontamente chiusa dalle autorità britanniche. Questo lo spinse a unirsi alla resistenza contro i signori coloniali dello Zambia.

Dopo la vittoria, Nkoloso (ritrovatosi negli alti ranghi del nuovo governo zambiano in virtù della sua esperienza militare) si lanciò anima e corpo nelle scienze, soprattutto nel campo dei viaggi spaziali. 

Fondò e venne messo a capo del programma spaziale dello Zambia, che a detta sua mirava a battere le due superpotenze del periodo e i loro programmi spaziali. Come? Facendo sì che gli zambiani fossero i primi a mettere piede su Marte. 

Il programma prevedeva di spedire su Marte una ragazza di 17 anni (Matha Mwambwa), due gatti e un missionario. 

Le ragioni per la scelta di gatti e ragazza non sono chiare, ma il missionario aveva la precisa missione di “stabilire un ministero cristiano” per convertire i “primitivi” marziani al cristianesimo. Ma con gentilezza però: Nkoloso scrisse che il missionario non avrebbe dovuto convertire i marziani “nel caso essi non avessero volontà di abbracciare Cristo”. Nella mente di Nkoloso, portare la parola di dio su marte avrebbe reso lo Zambia “signore del settimo cielo interstellare”. 

Per addestrare i suoi afronauti (le ragioni per la scelta del nome sono piuttosto auto-esplicative) Nkoloso allestì una struttura apposita in una fattoria a 11 kilometri da Lusaka. 

Qui, i cadetti vennero fatti rotolare giù da una scarpata all’interno di un barile e dondolati su un’altalena per simulare l’assenza di peso nello spazio. Io non sono un esperto, ma i video che ho visto di astronauti sulla stazione spaziale internazionale non mi hanno dato l’idea che essere lanciati in un barile giù per una scarpata possa essere un’esperienza paragonabile. 

Il mezzo su cui l’avanguardia del popolo zambiano avrebbe dovuto viaggiare si chiamava D-Kalu 1, aveva forma cilindrica ed era alto due metri per tre di diametro. Secondo Nkoloso, il razzo era costruito con una lega di alluminio e rame ed era adatto al viaggio spaziale. Propose la data del lancio per il 24 ottobre 1964, nella spettacolare cornice dell’Independence Stadium di Lusaka. Il permesso gli venne negato poiché ritenuto “inappropriato” dagli enti responsabili. 

Nkoloso chiese anche un fondo di 7 milioni di Sterline all’UNESCO, che sorprendentemente rifiutò. Affermò anche di aver chiesto oltre 1.9 miliardi di Sterline a investitori privati. Il ministro dei trasporti e telecomunicazioni zambiano annunciò che queste richieste “non sono state fatte per conto dello stato dello Zambia”. 

Ma tutte le storie hanno una fine, e quella del sogno spaziale zambiano non è diversa dalle altre. Il programma venne concluso per una serie di problemi, come la mancanza di fondi, lo stress dovuto alla (presunta) pressione mediatica e la gravidanza della afronauta Matha Mwambwa. Nkoloso affermò anche che il razzo venne sabotato da elementi esteri. 

Questa storia surreale può far sorridere, ma devo concludere con una nota più triste: queste vicende non sono che un esempio del profondo trauma lasciato dalla dominazione europea. Anni di soprusi, la coscrizione e l’oppressione del suo popolo spinsero Nkoloso ad avere uno psicotico desiderio di rivalsa nei confronti degli occidentali, e il caos politico dell’era postcoloniale gli permise di trovarsi nella posizione adatta a poter fare essenzialmente ciò che voleva nonostante non avesse reali esperienze politiche o scientifiche. 

Un caso simile è quello del folle dittatore Centroafricano Bokassa, noto per aver speso un quarto del Pil del suo paese per la sua cerimonia di incoronazione come Bokassa I, imperatore dell’africa centrale. Bokassa vide entrambi i suoi genitori morire per mano dei francesi quando ancora ragazzo e venne poi coscritto nelle forze armate della Francia libera. Nel suo caso, queste esperienze generarono un profondo senso di inferiorità nei confronti della Francia, che lo spinse a dichiararsi “prima di ogni cosa, un amico della Francia”, a tentare di sposare la regina inglese e a fare gli interessi delle compagnie minerarie francesi a scapito del benessere del suo popolo. 

Dopo il programma spaziale, Nkoloso venne gradualmente messo da parte dal governo zambiano. Tentò di diventare sindaco di Lusaka, ma fallì e venne quindi appuntato al “liberation center”, un movimento per la “libertà regionale dello Zambia” con nessun vero potere. Insistendo nella sua missione di umiliare l’occidente finì per sostenere l’impegno  governativo per gli sciamani locali. Si ritirò dal suo ruolo nel 1972. 

Nel 1983 ottenne una laurea in legge presso l’University of Zambia. Ricevette poi la medaglia celebrativa “40’anni di vittoria nella grande guerra patriottica” da parte del governo Sovietico. Servì infine come presidente dell’associazione veterani N’dola e venne reso colonnello onorario dalle forze armate dello Zambia. 

Morì il 4 marzo 1989 e venne seppellito con gli onori presidenziali. Così morì un uomo che nella sua probabile follia ebbe il coraggio di tentare l’impossibile, in un certo senso facendo capire a molti africani che i secoli sotto il giogo coloniale erano finiti e che era finalmente possibile sognare in grande. 

Pubblicità

GAS è gratuito, perchè riteniamo fondamentale che il maggior numero di lettori possibile possa avere un’informazione alternativa rispetto alla stampa ufficiale.

Il nostro lavoro, tuttavia, comporta degli investimenti. Abbiamo scelto di non ricorrere alla pubblicità per non “sporcare” il sito con annunci pubblicitari, e mantenere la nostra indipendenza rispetto al mondo imprenditoriale ed economico. Ci sosteniamo solo tramite le adesioni dei nostri soci e le donazioni dei nostri lettori.

Se anche tu vuoi aiutarci ad andare avanti nel nostro lavoro di informazione indipendente e alternativa, puoi contribuire diventando socio di GAS oppure con una donazione libera. Grazie per il tuo supporto.

SOSTIENI GAS NO,GRAZIE!