Lugano e i Molinari, l’eterna lotta

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Chiamatelo sfratto o disdetta, la sostanza non cambia. Il Municipio di Lugano ha concesso appena venti giorni al centro sociale autogestito il Molino per liberare l’ex Macello. Una decisione controversa che il Municipio ha preso non esattamente all’unanimità. Ad aver votato a favore con un solo voto di scarto, oltre ai tre leghisti – il sindaco Marco Borradori, Michele Foletti e Lorenzo Quadri – anche l’uscente Michele Bertini.
È stata questa la risposta della città ai tafferugli verificatisi durante la manifestazione dello scorso 8 marzo alla stazione. Se inizialmente si prospettava addirittura uno sgombero forzato da parte della polizia, ora si attende che i Molinari raccattino le loro cose e sloggino senza fare storie.
Un ultimatum che sa tanto della provocazione preelettorale. Anche perché, se non verrà rispettato, sarà comunque avviata la procedura di sgombero d’ufficio. Insomma, l’ennesimo braccio di ferro tra le parti che, se non dovesse trovare una soluzione pacifica, rischierà di portare di nuovo allo scontro a muso duro.
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