Ma noi chi votiamo?

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Il caso di Liliane Tami, la candidata UDC filonazista, ripropone un problema serio: chi sono i candidati e i politici che votiamo alle elezioni? Ma soprattutto, che valori e idee condividono?

All’inizio fu Roger Etter, che molti ricorderanno. Figura emergente dell’UDC, terminò malamente la sua carriera per un fatto di sangue. Etter era finito in prigione per tentato omicidio, nei confronti di un amico a cui doveva dei soldi. Poi Etter aveva espiato la sua pena, ma è impossibile non ricordare il feeling che aveva il leone rampante dell’UDC per il terzo reich, al punto che le inferriate di casa sua raffiguravano il sole nero (Schwarze sonne), simbolo della runologia esoterica delle SS e del misticismo nazista. Etter era oltretutto collezionista di cimeli tedeschi della Seconda Guerra Mondiale, il nostro uscì di scena, ma certe simpatie, in seno all’UDC, hanno continuato ad esistere.

Qualche anno fa, il portavoce dell’UDC, era stato licenziato su due piedi dall’allora presidente Pinoja, a causa di post razzisti e antisemiti. Anche qui fu GAS a smascherare il personaggio e a provocare la reazione della dirigenza UDC, che è abbastanza intelligente da capire che danno di immagine può provocare un filonazista tra le proprie file (leggi qui sotto).

Il lupo perde il pelo ma non il vizio, e il simpatico personaggio, anche se fuori dalle fila dell’UDC, non demorde e ci ricasca come un tossico al Platzspiz. Nel 2020, si rimette a sparare addosso alle “razze inferiori”, in perfetto stile nazista, che ha fatto dell’eugenetica uno dei capisaldi delle sue teorie malate (leggi qui sotto).

L’UDC sembra però non imparare, ed ecco comparire Liliane Tami, nota simpatizzante di estrema destra e filonazista che, con una freschezza quasi idiota, viene candidata per il comune di Capriasca dalla locale sezione dell’UDC. A casa mia si dice: uno è un caso, due sono un indizio, tre una prova. Lungi da me tacciare tutti gli UDC di filonazismo. Anzi, sicuramente tante brave persone militano nell’ex movimento contadino, dovrebbero forse però, visti certi inciampi, essere un po’ più attenti riguardo alle loro frequentazioni, che troppo spesso spuntano come funghi velenosi (leggi qui sotto).

Anche la Lega dei Ticinesi, che va spesso a braccetto con l’UDC, ha avuto negli anni qualche episodio sgradevole con candidati con dubbie simpatie. È stato il caso di Paradiso, dove erano stati candidati due uomini di origine albanese, di cui uno con chiare simpatie filonaziste e una preoccupante passione per le armi. (leggi qui sotto).

Un bel polverone anche per la municipale di Balerna (ovviamente per la Lega, Adriana Sartori), che in un post virulentemente razzista, se la prendeva coi migranti morti annegati nel mediterraneo, schifata di dover mangiare magari pesce che si era “nutrito” dei poveri cadaveri annegati (leggi qui sotto).

Un altro scivolone accorre a un candidato leghista di Bellinzona, in odor di razzismo, che in un post raffigurante un allegro Hitler con tanto di bombola a gas, augurava ai migranti di fare la fine degli ebrei, con il motto:  “migranti infreddoliti? Ci penso io!” (leggi qui sotto).

E come dimenticare un epico scivolone dell’allora municipale di Chiasso, Roberta Pantani, che si tirava addosso il rimprovero di tutto un Cantone perché se l’era presa con due chierichetti di colore (adottati) che servivano messa a Chiasso. Una pagina triste non solo per la Lega ma per il Ticino tutto. La questione sollevò una serie di interrogativi sui limiti che ormai il movimento di Via monte Boglia sembrava non più avere (leggi qui sotto).

Ora, senza voler sparare nel mucchio, mi lascia molto perplesso questo proliferare di personaggi, in seno a UDC e Lega, che hanno simpatie malsane e, a dir poco, imbarazzanti. Diventa quasi inutile domandarsi come mai, gente del genere sia attratta dai due movimenti di destra che, soprattutto negli ultimi decenni, hanno fatto dell’aggressività, della violenza verbale e del politically incorrect una filosofia di vita. Una filosofia che appunto finisce probabilmente per attrarre certi personaggi ma, soprattutto, che sdogana una subcultura vergognosa, avente come pilastri ideologici passate dittature nazifasciste o un razzismo becero e troglodita.

A ogni elezione dobbiamo porci delle domande. Su chi votiamo e sul perché. E al saldo dell’ideologia, dobbiamo sempre chiederci se la persona che votiamo difenderebbe la democrazia e dunque anche i nostri diritti o se scivolerebbe volentieri in un’autocrazia liberticida e distruttiva.

Siamo noi, con il nostro voto, a fare la differenza. Siamo noi a decidere se certi orrori possono tornare, oppure scomparire per sempre.

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