Marchesi e la Swissexit

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A me Piero Marchesi piace. Mi garbano assai quei suoi toni pacati. Quella sua maniera discreta di raccontarci come stanno davvero le cose. Il mondo secondo Piero non è un luogo poi così malvagio. Anzi. La cosa che più me lo fa stare simpatico è quell’aria da eterno Calimero. Quel suo tono da: “È un’ingiustizia però!” che, se ci pensate, è identico a quello di un altro esponente della politica nostrana. Somiglia parecchio al modo di fare di Matteo Pronzini che, pure lui, ha bandito il sorriso dal suo programma. Uno agli antipodi rispetto agli ideali e al credo dell’attuale presidente dell’UDC ticinese. Eppure.

Ad accomunarli c’è il broncio. Quel piglio brontolone con il quale sanno fare breccia nel cuore di chi è insoddisfatto, indignato e offeso proprio come lo sono spesso loro due. Due politici su posizioni radicalmente diverse, opposte, eppure così vicini e simili nelle movenze. Nella mimica facciale. Nelle sparate ben al di là del ragionevole. Quella recente di Marchesi è davvero da manuale. Perché non facciamo come Londra? Cosa stiamo aspettando? Per il buon Piero è tempo di Swissexit. Che se ci pensate fa parecchio ridere perché per uscire dall’Unione europea dovresti prima almeno esserci entrato. Ma evidentemente questi sono dettagli di poco conto.

Quel che conta è l’idea. La capacità di sapersi distinguere. Di avere idee chiare e proposte concrete. Come difendiamo il nostro futuro. Prima i nostri. Liberi e sicuri. E così, tra i cavalli di battaglia tornati prepotentemente alla ribalta, c’è anche quello di voler buttare a tutti i costi nel cesso l’accordo di libera circolazione e di libero scambio, per poi tirare allegramente lo sciacquone. Evidentemente il pallino fisso è quello della gestione dell’immigrazione. Che resta la madre di tutte le battaglie. Un inossidabile evergreen. E allora come biasimare Pierino e la sua cocciutaggine. Solo chi la dura, la vince. 

L’accordo di libero scambio recentemente siglato dall’UE con il Regno Unito a seguito della Brexit copre non solo il commercio di beni e servizi, ma anche un’ampia gamma di altri settori d’interesse europeo. Il Regno Unito da ex membro Ue si trova ora in una situazione migliore di quella in cui si trova la Svizzera” si legge nella mozione che Marchesi ha proposto a Berna. Certo, perché l’Europa non vede l’ora di stenderci un bel tappeto rosso e soddisfare ogni nostra piccola grande richiesta. Perché lo sanno tutti che il genio della lampada e l’Europa sono la stessa identica figura. Così basta solo che noi si esprima un desiderio perché si avveri.

Perché gli altri possono ottenere ciò che vogliono mentre noi dobbiamo attaccarci al tram? Perché gli inglesi hanno voluto e ottenuto la Brexit e noi no? Ecco perché trovo Piero Marchesi semplicemente adorabile. Perché ogni proposta che lo riguarda ruota attorno a quel suo unico chiodo fisso. Rimediare all’ingiustizia subita. Che poi sia reale o fasulla poco importa. Quel che conta è farsi portabandiera di un malessere, di un disagio profondo. Lo stesso che scuote milioni di persone in tutto il mondo, pronte a votare la destra senza la benché minima esitazione. Poco importa se si chiama Lega, UDC o in qualsiasi altro modo. Quel che conta è che l’esercito dei Calimero marci compatto e unito. E che possa avere la propria rivincita, costi quel che costi. 

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