Murad e una legge per gli stupri

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Nadia Murad, donna irachena stuprata dagli sgherri dell’Isis, premio Nobel per la Pace e instancabile attivista per i diritti umani, ha vinto la sua infinita battaglia: il parlamento iracheno ha finalmente approvato una legge che prevede dignitosi risarcimenti a favore delle donne yazide sopravvissute ai crimini sessuali.

Il soprannome di Nadia è quello di “Fenice guerriera” perché è riuscita a risorgere dalle ceneri della teologia dello stupro, praticata con orribile metodicità dai cupi terroristi dell’Isis.

Nadia Murad è stata malmenata, maltrattata e violentata nel corso di tre inenarrabili mesi di prigionia, dopo aver perso il dono della normalità quotidiana quando ancora i suoi verdissimi palpitanti 21 anni promettevano orizzonti di un futuro carico di progetti e di sogni perfino colorati.

Viveva con la sua famiglia a Kocho, un piccolo villaggio dell’Iraq settentrionale sconvolto, un maledetto giorno, dalla micidiale incursione dei miliziani che massacrarono uomini e donne anziane, rapendo un gruppo di giovani ragazze.

Gli attacchi contro gli yazidi, una popolazione di lingua curda che si ispira a una religione fatta di commistioni islamiche, cristiane ed ebraiche, ebbero inizio nell’estate del 2014, dopo l’aspra conquista della città di Mosul.

E in quello stesso anno lo Stato Islamico annunciò di avere deliberato il ripristino di una abominevole istituzione: quella della schiavitù sessuale, che contempla, fra le tante perverse e devianti norme, la stipula di contratti di compravendita di “corpi femminili”, con tanto di autentica convalidata da autorevoli tribunali (leggi qui sotto).

Nadia Murad, fra l’altro autrice di un libro autobiografico che denuncia l’assurda crudeltà dell’inferno vissuto, senza reticenze e senza tralasciare il minimo dettaglio, spiegherà la strategia di un genocidio dove l’abuso fisico e la ulcerante violenza si impongono come prassi abituale: 

“A un certo punto non restano che gli stupri. Diventano la tua ombra e non sai chi sarà il prossimo  ad aprire la porta per abusare di te, sai solo che succederà e che domani potrebbe essere peggio.”

Nell’anno 2016 Nadia è stata nominata Prima Ambasciatrice di Buona Volontà dell’ONU, per la sua indistruttibile tenacia spesa nella battaglia per il riconoscimento, totale e incondizionato, della dignità dei sopravvissuti alla tratta di esseri umani.

Ma la strada della caparbia rivincita è ancora lunga: la “Fenice guerriera” si batte tuttora come una leonessa nel perseguimento di un ineludibile scopo che sta racchiuso nel fine di condurre tutti i colpevoli di fronte alla Corte Penale Internazionale dell’Aia.  

E allora penso che per tributarle tutta l’ammirazione che merita sia il caso di ricorrere a una manciata di versi attribuiti al drammaturgo inglese William Shakespeare.

Paiono tagliate, queste intensissime righe,  su misura per Nadia e pensate e scolpite per la sua magnificenza di gigantessa che non molla la presa.

Per tutte le violenze consumate su di Lei,

per tutte le umiliazioni che ha subito,

per il suo corpo che avete sfruttato,

per la sua intelligenza che avete calpestato,

per la libertà che le avete negato,

per la bocca che le avete tappato,

per le ali che le avete tagliato,

per tutto questo :

in piedi, Signori, davanti a una donna.

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