Non c’è pace per gli aborigeni

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Dopo la distruzione con delle cariche di dinamite della grotta Juukan Gorge a Pilbara, una remota regione dell’Australia occidentale, a gennaio di quest’anno nella stessa zona un altro sito sacro per gli aborigeni australiani è stato danneggiato dall’imperizia di chi è lì soltanto per estrarre minerali, fregandosene altamente del fatto che quelle terre non siano terre qualsiasi, ma il testo sacro di un popolo antichissimo.

A settembre dello scorso anno fu fatta saltare per aria una grotta aborigena risalente a 46 mila anni fa. A denunciare lo scempio erano stati gli stessi aborigeni. Un episodio che aveva fatto indignare e che aveva portato l’amministratore delegato del colosso minerario anglo-australiano Rio Tinto a rassegnare le dimissioni, a riprova della gravità di ciò che era purtroppo accaduto.

Per ingrandire una miniera di minerale di ferro già sfruttata dal gruppo, Jean Sebastien Jacques aveva infatti autorizzato la distruzione di una caverna all’interno della quale era stato rinvenuto il più antico esempio di manufatto, risalente a 28 mila anni fa, ricavato da un osso di canguro e una ciocca di capelli vecchia di 4000 anni che verosimilmente all’epoca veniva indossata come cintura.

Quanto accaduto a Juukan è stato un errore e siamo determinati a fare in modo che la distruzione di un patrimonio così eccezionalmente importante dal punto di vista archeologico e culturale non possa mai più avvenire”, aveva dichiarato il presidente di Rio Tinto in un comunicato in cui si assicurava il fatto che un episodio del genere non si sarebbe più ripetuto. E invece a gennaio di quest’anno è stato danneggiato un altro luogo sacro. Anche in questo caso un luogo vicino a delle miniere di oro e ferro. 

A riferirlo, in questi giorni, sono stati ancora una volta gli aborigeni australiani. I luoghi sacri di una delle culture più antiche del pianeta, malgrado siano stati addirittura dichiarati patrimonio dell’Umanità da parte dell’Unesco, non smettono di essere al centro di uno sfruttamento minerario irrispettoso del valore che queste terre hanno per la popolazione indigena. 

Infatti nelle culture aborigene le sorgenti, i fiumi, i luoghi di sepoltura e in particolare le montagne rivestono un ruolo fondamentale. Chi da millenni abita questi luoghi si considera un tutt’uno con la natura che non è soltanto alla radice della vita fisica, ma anche di quella spirituale. Chi sfregia queste terre, in realtà, mette a repentaglio la sopravvivenza di un intero popolo e della sua cultura. Perché la terra non appartiene all’uomo, casomai è l’uomo che appartiene, che un tutt’uno con la Madre Terra. 

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